Scoperte le basi anatomiche dell’evoluzione del linguaggio

15/06/2026
Attualità
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Uno studio coordinato dall’I.R.C.C.S. Neuromed mostra come una particolare rete cerebrale, che abbiamo in comune con altri primati, si sia riorganizzata nella specie umana per sostenere il nostro linguaggio complesso

 

Parlare non significa soltanto produrre parole, ma anche organizzarle secondo regole precise. Uno studio pubblicato su Nature Communications, coordinato dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) in collaborazione con l’Università di Chieti-Pescara e altri centri di ricerca internazionali, aiuta ora a capire come il cervello gestisce questi due aspetti del linguaggio.

 

I ricercatori hanno analizzato una specifica connessione tra diverse regioni della parte anteriore del cervello, chiamata “frontal aslant tract”, identificata per la prima volta nel 2012 dal laboratorio del professor Marco Catani, Responsabile del Dipartimento di Sviluppo Tecnologico dell’IRCCS Neuromed e professore ordinario di Neuropsichiatria presso l’⁠Università di Chieti-Pescara.

 

Lo studio ha mostrato che il frontal aslant tract è diviso in due parti: la parte posteriore è comune a tutti i primati compreso l’uomo, ed è deputata alla comunicazione non verbale, inclusi i gesti e le vocalizzazioni; la parte anteriore è particolarmente sviluppata nell’uomo ed è deputata all’organizzazione dei suoni vocali in parole e frasi secondo regole sintattiche. Ne deriva una visione più ampia del linguaggio umano, non limitato a regioni specifiche (come le ben note aree di Broca e di Wernicke), ma con una organizzazione più complessa e distribuita all’interno di circuiti.

 

“La nostra ricerca - dice Catani - è stata possibile grazie allo sviluppo di tecniche di risonanza magnetica avanzate che permettono la visualizzazione delle connessioni cerebrali e quindi il loro confronto tra specie diverse. Queste tecniche sono disponibili anche per lo studio delle connessioni nel cervello umano affetto da patologie vascolari, tumorali e degenerative”. 

 

Ed è proprio l’applicazione della trattografia ai pazienti con afasia primaria progressiva che ha permesso di validare i risultati della prima parte dello studio. L’afasia primaria progressiva è una malattia neurodegenerativa descritta per la prima volta dal professor Marsel Mesulam, della Northwestern University of Chicago, co-autore dell’articolo. Questa condizione porta a una progressiva perdita della capacità di parlare e comprendere le parole. L’analisi ha evidenziato un legame tra le alterazioni della parte posteriore del frontal aslant tract e difficoltà nella produzione di parole, mentre la degenerazione della parte anteriore correlava con una difficoltà nella produzione di frasi grammaticalmente corrette.

 

“Questi risultati - spiega il dottor Salvatore Citro, Università di Chieti-Pescara, primo autore dell’articolo - aiutano a capire perché i disturbi del linguaggio nei pazienti non si presentano tutti allo stesso modo. Anche quando è coinvolta la stessa rete cerebrale, il tipo di difficoltà può cambiare in base alla porzione interessata del frontal aslant tract. Questo ci permette di interpretare in modo più preciso i sintomi e di leggere in maniera più chiara il quadro clinico, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia”.

 

Si tratta pertanto di un approccio che potrà aiutare a interpretare in modo più preciso i deficit osservati nei pazienti e, in prospettiva, a orientare gli interventi riabilitativi.

 

I risultati di questo lavoro sono stati presentati in aprile alla XV edizione del Festival di Filosofia e Scienza di Foligno e al meeting annuale dell’American Academy of Neurology a Chicago.  Per questo lavoro è stato conferito a Salvatore Citro il riconoscimento di Global Ambassador dell’American Academy of Neurology.

 

“Quello che possiamo desumere dalle nostre osservazioni - conclude Catani - è che il linguaggio umano non è nato da una struttura cerebrale completamente nuova, ma da una riorganizzazione di circuiti già presenti nei primati, che nel corso dell’evoluzione hanno acquisito nuove funzioni.”

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