“Il Grande Mistero”, all’Arcidiocesi di Chieti-Vasto l’incarico di realizzare il presepe di Piazza San Pietro per il Natale 2026

Presentato a Chieti il progetto del presepio abruzzese di Atessa: coinvolte nella realizzazione la Confraternita degli Artisti di Vasto, la CEC e l’associazione Iktus di Guglionesi.

29/06/2026
Attualità
Condividi su:

”Il Grande Mistero" è il nome del presepe che verrà allestito in Piazza San Pietro, in Roma, nel Natale 2026. Il Governatorato della Città del Vaticano ha assegnato all'Arcidiocesi di Chieti-Vasto l'incarico di realizzare il presepio abruzzese di Atessa. L'iniziativa, partita dall'Associazione "Amici del Presepe" di Atessa, insieme con la parrocchia di San Leucio, vede la Libera Confraternita degli Artisti di Vasto (LCA) protagonista nella realizzazione del progetto, unitamente alla Comunità Educante Carcerati (CEC) di Vasto e all'associazione "Iktus" di Guglionesi, che ne curano la costruzione. L'idea ha portato al “Patto d’Amicizia” tra le Città di Atessa e del Vasto, auspice la Banca di Credito Cooperativo Abruzzi-Molise.

Questa mattina conferenza stampa presso la curia vescovile in Chieti dell’arcivescovo, mons. Bruno Forte, per presentare l’evento che coinvolgerà l’intero popolo diocesano. Il presule ha evidenziato come il presepe abbia la duplice manifestazione del divino e dell’umano. “Il presepe ci dice che l’amore di Dio è venuto nella storia e che vuole tornarci continuamente. Non solo come una ripetizione di ciò che è stato, ma di una novità sempre attuale che parli agli uomini e alle donne d’oggi” ha spiegato. “Centinaia di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo – ha aggiunto – vedranno il presepe. Mi auguro che il linguaggio del presepe abruzzese sia espressivo e vero”.
Vincenzo Cicchitti ha ricordato come nel maggio 2020 il Governatorato abbia accolto la proposta avanzata dall’associazione Amici del Presepe di Atessa, da lui presieduta, per mezzo di mons. Luciano Suriani e che nel settembre 2023 mons. Forte, con una lettera indirizzata al Vaticano, abbia approvato e benedetto l’iniziativa intitolando l’opera “Il Grande Mistero”.
Angelo Molfetta, presidente della Confraternita degli Artisti, ha illustrato come il lavoro, che si snoda su tre direttrici - fede, storia e cultura - sarà condiviso dalle popolazioni dei novanta comuni delle province di Chieti e Pescara, unitamente alle 146 parrocchie che fanno parte dell'Arcidiocesi.

Il coordinamento è curato dalla stessa Libera Confraternita degli Artisti di Vasto che ha già realizzato dei presepi allestiti in piazza San Pietro durante il pontificato di San Giovanni Paolo II, tradizione da lui iniziata nel lontano 1982. Molfetta ha ricordato le parole di Karol Wojtyla: “Il presepe è il luogo in cui si realizza il più grande e più profondo desiderio di vedere il volto di Dio fatto uomo”.  L’allestimento è curato dalla Parrocchia di San Marco Evangelista in Vasto. L’installazione, che prevede dimensioni ragguardevoli, è pari a 23 metri di lunghezza, 13 di profondità e 11 di altezza. L'opera è in corso di realizzazione nella tensostruttura nei pressi del Palazzetto dello Sport di Vasto, grazie al lavoro gratuito degli architetti, ingegneri, calcolatori, impiantisti e collaudatori della LCA e il gratuito lavoro di approntamento e allestimento degli amici carcerati come ha spiegato Franco Di Nucci, responsabile del CEC, che pur non avendo competenze specifiche li vede impegnati nel realizzare il presepe monumentale.

I promotori de “Il Grande Mistero” desiderano offrire un’esperienza contemplativa nel cuore della tradizione abruzzese: un itinerario spirituale attraverso le tappe del mistero dell'Incarnazione, che unisce la verità biblica con la ricca tradizione della terra d'Abruzzo. Il presepe, con le sue caratteristiche coperture in paglia, ricorda i luoghi di lavoro dei contadini e le antiche abitazioni tipiche, i “Pagliarelli” o “Pinciare”, fatte di terra e paglia, semplici, ma capaci di accogliere tutto il necessario per la vita. Tra i numerosi pastori e greggi in terracotta, che animano la rappresentazione, vestiti con i costumi tipici abruzzesi, cioè panni grezzi e pelli di pecora, che simboleggiano una fede semplice e sincera, emerge un elemento particolare: una pecora nera. Il presepe non evoca la sventura, ma l’essere prediletti dalla divina misericordia. Essa rappresenta l’umanità smarrita, il peccatore che Cristo vuole ricondurre a sé. È la pecora più fragile, quella che ha più bisogno di amore e verso cui il Buon Pastore riversa una cura speciale. La pecora nera è il segno che nessuno è escluso dalla gioia della nascita del Salvatore.

Sulla sommità dell’edificio principale, il presepe è sormontato da una Torre, su cui veglia un angelo che annuncia la Gloria del Verbo fatto uomo. Essa richiama visivamente la biblica Migdal Eder, la “Torre del Gregge”, un luogo che la tradizione e la Scrittura indicano come il punto esatto in cui il Messia sarebbe stato rivelato per la prima volta. Completano le scenografie, animali e arredi tipici della tradizione rurale abruzzese. Infine il vicario generale, don Nicola Del Bianco, ha segnalato che sarà a cura delle autorità della Santa Sede comunicare il giorno esatto dell'inaugurazione de “Il Grande Mistero”. 
È prevista un’udienza privata per tutti i donatori, fedeli e collaboratori a vario titolo del grande progetto per il Natale 2026 con il Sommo Pontefice è prevista al mattino nella Sala Nervi, mentre nel pomeriggio ci sarà l’inaugurazione in piazza San Pietro. L’auspicio di mons. Forte è che tutta la diocesi si senta coinvolta in questa testimonia di fede, cultura e tradizione rappresentante dal presepe abruzzese.

Leggi altre notizie su Alto Molise
Condividi su: