Il cinema riporta il treno in Alto Molise, ma la realtà è ferma al 2010 Il turismo non basta a salvare le aree interne dallo spopolamento

13/07/2026
Attualità
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Carovilli (IS) — Lo scorso 3 luglio, la stazione di Carovilli-Roccasicura è tornata a essere, per

un'intera giornata, il cuore pulsante di una comunità. Un treno fotografico ha conquistato la

scena per le riprese del nuovo film di Riccardo Milani, "Salute!". Vedere sostare Antonio

Albanese sulla banchina, nei panni di un passeggero in attesa di un convoglio in arrivo nella

fantasiosa "Pietramolise", ha regalato una suggestione potente.

Eppure, dietro la magia della finzione cinematografica, si nasconde una realtà amara e irrisolta:

l'attore ha vissuto per copione ciò che all'intera comunità altomolisana è negato nella vita reale

ormai dal dicembre 2010.

La scure dei "rami secchi" e il paradosso dei costi

Da quasi quindici anni, la scellerata teoria dei cosiddetti "rami secchi" ha portato alla

sospensione del servizio ordinario lungo la storica tratta Sulmona-Isernia. Una linea giudicata

"troppo costosa" dalle Ferrovie dello Stato di allora, in procinto di trasformarsi in una Trenitalia

sempre più orientata agli investimenti a mercato e, di conseguenza, sempre più lontana dalle

reali esigenze di mobilità dei territori periferici.

In questo contesto, è fondamentale sottolineare un aspetto che rende la situazione ancora più

stridente: la linea non è chiusa, bensì sospesa. Essendo tale, è costantemente oggetto di

manutenzioni ordinarie e straordinarie. Lo dimostrano gli 800mila euro appena stanziati per

abbellire la stazione di Castel di Sangro. Questo dato fa un rumore assordante quando si parla

di "sostenibilità economica", perché impone una domanda diversa: se si spendono soldi pubblici

per mantenere una linea sospesa senza chiedersi nulla della sostenibilità dell'investimento, non

ha molto più senso investire anche in un contratto di servizio sperimentale che pensi ai giorni

feriali? Un servizio che guardi a quei luoghi nuovamente ripopolati di studenti e lavoratori, come

succedeva fino a poco tempo fa.

Tutti si preoccupano di quanto costi riaprire una ferrovia, ma nessuno ha ancora chiaro quanto

sia deficitario, in termini di costi sociali e investimenti improduttivi, ostinarsi a tenerla chiusa.

Il miracolo del treno turistico: una vittoria, ma non un traguardo

In questo vuoto istituzionale, il 4 marzo 2012 l'associazione LeRotaie ha dato il via a un sogno

visionario: il treno turistico. Alla guida di quel primo convoglio c'era l'ingegner Luigi Cantamessa,

divenuto successivamente direttore dell'ormai consolidata Fondazione FS Italiane. Oggi, quel

treno turistico è gestito in maniera abilmente imprenditoriale ed è diventato un formidabile

vettore di pubblico.

Tuttavia, questo successo ha un rovescio della medaglia. L'interesse diffuso per la ferrovia si

risveglia quasi esclusivamente in occasione di richieste esplicite per soste durante feste

tradizionali o eventi in cerca di visibilità. Nessuno, a livello istituzionale, ha più palesato un

interesse concreto per il ripristino del servizio passeggeri ordinario. Viene da chiedersi: a chi

giova investire su una linea che non può portare passeggeri, ma solo turisti che rischiano di

trovarsi spettatori della desolazione di paesi svuotati proprio dalla carenza di servizi?

Le ferrovie non sono giocattoli per il fine settimana

Questa rassegnazione è il sintomo grave di una disattenzione diffusa nei confronti dei servizi

indispensabili alla quotidianità. Si è fatta strada la pericolosa convinzione che il turismo (spesso

"pagato da altri" e vissuto in modalità mordi-e-fuggi) sia sufficiente, da solo, a salvare i nostri

paesi da una drammatica emorragia demografica. Non è così.

A questo proposito, ci piace ricordare che i membri di questa associazione già 15 anni fa

protestarono calcando tutte le traversine della linea in un simbolico cammino al fianco dello

scrittore Riccardo Finelli, autore del libro "Coi binari fra le nuvole", divenuto emblema della

nostra protesta. Un cammino resistente, degno di paragoni con la tenda a presidio di un

ospedale o la fiaccolata per impedire la chiusura di una scuola di montagna.

Non abbiamo ancora visto il film di Riccardo Milani, ma l'auspicio è che "Salute!" possa

finalmente dare la sveglia a un intero ambito ipnotizzato dal sogno turistico. Le infrastrutture

ferroviarie non sono attrazioni da luna park o giocattoli da rispolverare solo nel fine settimana:

sono presìdi di civiltà, strumenti fondamentali e imprescindibili per invertire la tendenza dello

spopolamento. Riempirsi la bocca di concetti come "rilancio delle aree interne", "smart working"

e "digitalizzazione", dimenticando l'importanza primaria di modelli di trasporto concreti e

funzionanti sul territorio, è un'ipocrisia inaccettabile.

È una grave disattenzione che, a 15 anni dalla progressiva smobilitazione dei collegamenti e

dalla sospensione del servizio sulla linea Pescara-Napoli, il nostro territorio sta pagando a un

prezzo durissimo. Un prezzo che appare ancora più incomprensibile se si considera che

quest'asse ferroviario rappresenterebbe, per un intero Appennino interno spesso coinvolto in

strategie anti-spopolamento rivelatesi fallimentari, la vitale connessione strategica verso le reti

ad Alta Velocità (AV) e verso ben due aeroporti internazionali.

Il cinema ha riportato il treno a "Pietramolise". Ora spetta alla politica e alle istituzioni l'obbligo di

riportare i treni, quelli veri e quotidiani, a Carovilli e in tutto l'Alto Molise. 

 
 
 
 
 
 


 

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