Agnone, la politica delle due facce.

Enzo Delli Quadri
02/09/2026
Attualità
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C'è qualcosa che non torna nella politica dell'amministrazione Saia.

Quando dalla Regione arrivano rassicurazioni, il sindaco manifesta fiducia, parla di «segnali incoraggianti», rivendica interlocuzioni e rapporti istituzionali. Quando quelle rassicurazioni evaporano, arrivano le accuse, i ricorsi al TAR, le mobilitazioni e persino l'annuncio dello sciopero della fame.

Intanto l'ospedale Caracciolo continua a vivere nell'incertezza e Agnone, dopo tre anni senza pediatra, scopre persino di non essere considerata zona carente.

A questo punto una domanda diventa inevitabile: a che cosa sono serviti tutti questi rapporti privilegiati con i vertici regionali?

Daniele Saia non è un sindaco isolato nelle montagne dell'Alto Molise. È anche presidente della Provincia di Isernia. Siede quindi dentro quel sistema istituzionale con il quale, quando veste i panni del sindaco, dice di dover combattere.

Ed è proprio qui che nasce il problema politico.

 
Non si può essere contemporaneamente l'uomo delle rassicurazioni e quello delle barricate; l'interlocutore fiducioso del potere regionale e il tribuno che minaccia lo sciopero della fame quando quel potere penalizza Agnone.
Nel frattempo si coltivano equilibri provinciali, rapporti regionali e inevitabili prospettive politiche future. E, cosa davvero deprecabile, non accelera l'iter per lo svolgimento del referendum per decidere se valga la pena restare alla mercé di questa oramai squalificata Casta di CB*.

 
Nulla di illegittimo. Ma sarebbe bene chiarire una volta per tutte quale interesse venga prima: quello di Agnone e dell'Alto Molise oppure quello di non rompere gli equilibri politici utili a conservare gli incarichi di oggi e magari conquistare quelli di domani.

 
Perché ai cittadini non servono né rassicurazioni né scioperi della fame annunciati.

Servono risultati.

E se dopo anni di rapporti, tavoli, promesse e fiducia siamo ancora qui a difendere ospedale, pediatra e servizi essenziali, forse è arrivato il momento di giudicare la politica non dalle dichiarazioni, ma da ciò che è riuscita davvero a portare a casa.


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*C'è un referendum in pista di lancio (Provincia di Isernia in Abruzzo). E c'è un presidente di Provincia che tesse la tela di Penepole, preso tra il fuoco dei 5.300 molisani referendari e il fuoco della casta di CB. Decidesse con chi stare. Ovvio che se tarda a rendere operativo il referendum significherà che predilige la casta aspirando di farne parte.
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