Per salvare le poltrone di CB, si perdono i finanziamenti: Isernia ha diritto di scegliere se restare in Molise.

Enzo Delli Quadri
09/09/2026
Attualità
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Il Molise non può più permettersi di essere una Regione autonoma. Isernia ha diritto di decidere se cambiare spartito di Enzo Delli Quadri

Nessuna legge italiana stabilisce che una Regione piccola debba ricevere meno finanziamenti perché ha pochi abitanti. Ma sarebbe ingenuo fermarsi qui perché il D.Lgs. 228/2011 impone la valutazione preventiva degli investimenti pubblici: necessità, sostenibilità, convenienza, domanda potenziale, benefici attesi. Quando le risorse sono limitate e bisogna scegliere, conta inevitabilmente anche quante persone un’opera servirà.
Ed ecco la trappola molisana.
Una strada da centinaia di milioni destinata a un bacino di tre milioni di abitanti presenta un rapporto costi-benefici diverso dalla stessa strada destinata a servirne trecentomila. Lo stesso vale per ferrovie, ospedali, università e grandi infrastrutture.

Non è una congiura contro il Molise. È l’aritmetica della piccola dimensione.
Il Molise nacque Regione nel 1963 con oltre 320 mila abitanti. Oggi ne conta molti meno e continua a perderne. E non perde soltanto popolazione: perde giovani, contribuenti, imprese, domanda, capacità contrattuale e peso politico. Più si restringe, più diventa difficile competere per investimenti e servizi.

Il paradosso è che mentre il territorio si svuota, l’apparato resta.
Restano Presidente, Giunta, Consiglio regionale, commissioni, dirigenti, strutture, partecipate, uffici e indennità. La macchina istituzionale può ancora continuare a funzionare mentre viene meno la massa critica economica e demografica che dovrebbe giustificarla.

L’istituzione sopravvive. Il Molise no.

L’autonomia non è un valore in sé. Ha senso se produce maggiore forza, migliori servizi, investimenti e sviluppo. Se invece serve soprattutto a conservare una macchina politica mentre il territorio diventa sempre più marginale, allora bisogna avere il coraggio di rimetterla in discussione.

Naturalmente c’è chi da questo immobilismo ha molto da perdere. Campobasso è il capoluogo regionale e concentra inevitabilmente una parte rilevante delle funzioni, degli uffici e del peso politico legati all’autonomia. È quindi comprensibile che nel suo territorio prevalga la difesa dell’attuale assetto.

Ma gli abitanti della provincia di Isernia hanno lo stesso diritto di ragionare diversamente e, se ne ricorrono le condizioni costituzionali, di esprimersi democraticamente sull’ipotesi di lasciare il Molise.

Ed è qui che la questione diventa politica.

Il percorso per arrivare al referendum è stato avviato e portato avanti. Ora chi ha responsabilità istituzionali deve assumersela fino in fondo. Non può essere la paura delle conseguenze politiche a impedire ai cittadini di pronunciarsi.

Il presidente della Provincia di Isernia, che è anche sindaco di Agnone, Daniele Saia, deve dunque decidere se accompagnare il processo istituzionale oppure continuare a rinviarlo.
Perché ogni giorno che passa rischia di assomigliare sempre più a una statua di sale davanti a un Molise che si svuota: immobile a contemplare ciò che accade, mentre il tempo decide al posto suo.

Esiste infatti qualcosa di peggiore che perdere l’autonomia: conservarla gelosamente mentre si perde il territorio.

Continuando così, avremo ancora i soldi per pagare Presidente, assessori e consiglieri regionali. Resteranno da trovare i molisani da governare.

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