Da mesi il presidente Enzo Di Giacomo rivolge domande al Comitato che ha promosso il referendum per l'aggregazione della provincia di Isernia all'Abruzzo. Chiede numeri, garanzie, previsioni. Ora arriva persino a evocare il rischio della chiusura degli ospedali Veneziale di Isernia e San Timoteo di Termoli.
Le domande sono legittime. Ma a questo punto è altrettanto legittimo rovesciare il tavolo e cominciare a farne qualcuna a chi, per decenni, ha avuto ruoli politici e istituzionali e oggi difende l'assetto esistente.
Perché il problema non è sapere se l'Abruzzo ci garantirebbe il paradiso. Nessuno lo sostiene.
Il problema è capire che cosa abbia garantito finora l'esistenza della Regione Molise.
La provincia di Isernia perde abitanti, i giovani se ne vanno, i servizi arretrano, le aree interne si spopolano e la sanità regionale vive da anni una crisi che certamente non è stata inventata dal Comitato referendario.
E allora, invece di chiedere continuamente al Comitato «che cosa succederà se andiamo in Abruzzo?», sarebbe forse arrivato il momento di rispondere a una domanda molto più semplice:
che cosa intende fare concretamente la classe politica molisana perché valga ancora la pena restare nel Molise?
Presenti un progetto serio per la provincia di Isernia. Dica come intende fermare lo spopolamento, difendere davvero gli ospedali, creare lavoro, migliorare infrastrutture e servizi, restituire una prospettiva alle aree interne.
Metta sul tavolo numeri, tempi, risorse e responsabilità.
Poi ne discutiamo.
Il Comitato ha raccolto migliaia di firme per chiedere che i cittadini possano esprimersi. Non gli si può chiedere anche di risolvere tutti i problemi che la politica molisana non è riuscita a risolvere in decenni.
E soprattutto basta con la politica della paura: se andate via perderete questo, perderete quello, forse chiuderanno persino gli ospedali.
Professor Di Giacomo, credo che basti.
Perché mentre si continua a domandare che cosa potrebbe accadere domani con l'Abruzzo, ci sono numeri che raccontano che cosa è già accaduto al Molise.
Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes, **gli iscritti all'AIRE (**cittadini italiani che hanno la residenza abituale all'estero) riconducibili al Molise equivalgono al 35,4% della popolazione residente (la più alta in assoluto contro il 17% dell'Abruzzo e contro una media nazionale del 10,9%). Un rapporto superiore 2 volte quello abruzzese e 3 volte la media italiana.
Questo è il dato sul quale sarebbe utile interrogarsi: 35,4%.
Non una previsione sul futuro, ma la fotografia di un presente costruito in decenni.
E qui torna alla mente Fedro.
Il lupo, stando a monte, accusava l'agnello che beveva a valle di intorbidargli l'acqua. Un'accusa assurda: l'acqua scorre da monte a valle, non viceversa.
Oggi la provincia di Isernia assomiglia molto a quell'agnello: perde abitanti, giovani, servizi e futuro. A monte c'è un sistema politico e istituzionale che governa il Molise da decenni.
Perciò, se dopo tanti anni l'acqua è diventata torbida, non chiedete all'agnello che sta a valle di spiegare perché. Chiedetelo a chi sta a monte.