La nuova legge elettorale mette il dito nella piaga molisana: 287 mila abitanti sono ormai una dimensione demografica minuscola, che condanna la Regione a una crescente marginalità anche nella rappresentanza politica.
Il nuovo sistema supera i collegi uninominali e introduce un impianto prevalentemente proporzionale, con premio di governabilità per chi raggiunge il 42 per cento, soglia del 3 per cento per le liste e del 10 per cento per le coalizioni. Le preferenze restituiscono agli elettori una parte della scelta, ma i capilista restano bloccati.
Per il Molise, il problema sono i numeri.
Una Regione con meno di 300 mila abitanti elegge pochissimi parlamentari. Con l'abolizione dei collegi uninominali viene inoltre meno quel legame diretto che consentiva almeno a un piccolo territorio di identificarsi con il proprio rappresentante. Nel nuovo sistema conteranno ancora di più partiti, coalizioni e risultati complessivi.
E qui emerge un paradosso significativo: i voti molisani concorrono alla grande partita nazionale, ma non si traducono in una maggiore rappresentanza politica del Molise.
Al Senato il problema appare persino più evidente: nel testo approvato, il Molise è escluso dalle Regioni nelle quali vengono attribuiti i seggi aggiuntivi derivanti dal premio di governabilità.
Poi c'è Isernia.
Se 287 mila abitanti sono pochi, circa 79 mila sono politicamente un'inezia. Una provincia che rappresenta poco più di un quarto di una Regione già piccolissima rischia di diventare periferia della periferia: pochi elettori, pochi seggi, scarso potere contrattuale.
Le preferenze potranno favorire qualche candidato fortemente radicato, ma non possono correggere l'aritmetica. Nessuna legge elettorale può trasformare 79 mila abitanti in 790 mila.
Ed è questo il punto che il Molise dovrebbe finalmente avere il coraggio di affrontare.
Continuiamo a discutere di autonomia, identità, storia e appartenenza come se bastassero a garantire forza istituzionale. Ma la politica nazionale funziona anche attraverso numeri, popolazione, rappresentanza e capacità di incidere.
Il Molise continua invece a perdere abitanti e, perdendo abitanti, restringe progressivamente anche la propria massa politica.
La nuova legge elettorale non crea questa debolezza. La mette impietosamente a nudo. Ed è inutile continuare a comportarsi come se nulla stesse accadendo.
Una Regione di 287 mila abitanti e una provincia di 79 mila possono conservare intatta la propria storia, la propria cultura e la propria identità.
Ma l'identità non moltiplica i seggi. La nostalgia non aumenta gli elettori. E i confini amministrativi non producono peso politico.
Il Molise può continuare a ignorare i numeri. I numeri, però, stanno già disegnando un futuro amaro per i molisani.
P.S. Qualcuno potrebbe anche dire: meglio cosi visto quel che han combinato Lotito e Cesa eletti nel 22. Comunque la si metta, per i molisani la notte è politicamente nera.