Un sonetto che rende omaggio al pastore, figura emblematica della civiltà contadina e della montagna. Tra silenzi, transumanza e lavoro quotidiano, emerge il legame profondo con la natura e la dignità di un mestiere antico che ha contribuito a custodire il territorio e le sue tradizioni.
Il pastore
Sui monti all'alba e tanto sentimento,
seguiva il gregge con paziente passo;
sapea distinguere qualunque sasso,
ogni sorgente, ogni silente vento.
Il cane vigile gli stava accanto,
fedel compagno d'ogni transumanza;
mentre la notte vegliava la speranza,
la luna audiva il suo sommesso canto.
Traeva dal gregge sostentamento,
sincero frutto d'un lavoro austero,
vissuto con fatica e patimento.
Oggi i tratturi sono in dissonanza,
ma resta ancora, nel ricordo vero,
l'anima antica della transumanza.