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Il ciclo della vita nel segno della madre: la nuova poesia di Ugo D'Onofrio

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Questa è l'ultima  bellissima e toccante poesia di Ugo D'onofrio che ripercorre l'intero arco di una vita, parlando direttamente a una madre.

In “UN  GIORNO ”,  il poeta- avvocato condensa un’intera esistenza in un sussurro rivolto alla madre. Il tempo scorre tra infanzia e destino, tra cadute e conquiste, mentre ritorna come un’eco il richiamo: “Lo vedi mamma”.

Guerra, fatica, studio, giustizia: tutto passa, tutto muta. Ma resta intatto quel legame originario, che alla fine richiama indietro, verso il grembo, verso la voce materna.

Una poesia essenziale e malinconica, dove la vita si chiude nello stesso abbraccio da cui era iniziata.

                                                UN GIORNO

Non pianger mamma, io sono in te e sento il tuo lamento, non pianger mamma perché un giorno sarò il tuo bambino.

Lo vedi mamma, son'ora il tuo bambino ma in fasce non mi stringere come fossero prigioni, un giorno sarò il tuo monello.

Lo vedi mamma, veloce corro nel borgo come fossi una gazzella ma non muovermi rimprovero perché un giorno alunno modello io ti sarò.

Lo vedi mamma, prima della scuola infreddolito cammino a piedi scalzi su sentieri di campagna in cerca d'un rifugio: la bella casa abbandonata, distrutta dalle bombe.

Lo vedi mamma, il primo della classe! Ma togli l'entusiasmo dal tuo cuore se un giorno traguardi miglior conquisterò.

Lo vedi mamma, vol'alto in cielo tra cirri e cumuli, venti, saette e piogge; nei pressi della luna forte e veloce romba il motore: pur sopra la tua casa e vedo te che preghi dinanzi al focolare.

Ma triste è il momento, s'impenna l'ala, in vite cado e dopo più nulla: soltanto un letto d'infermo che tiene lontano dal mondo.

Lo vedi mamma, mi tocca daccapo ma un giorno ti prometto ancor fiera di me ti sentirai.

Lo vedi mamma, anche la cattedra: già professore di diritto per alunni ragionieri che mi sovrastano in età.

Lo vedi mamma, un giorno altre vie ancor percorrerò. Lo vedi mamma, adesso, magistrato, i cattivi io giudico ed i buoni nell'insegnamento di papà: l'onestà e sempre l'onestà!

Sii felice mamma, un giorno ancor ti stupirò: or sono un principe del Foro, per l'assoluzione di Giovanna contro lo stupro del violento!

Ed infine mamma, un giorno di nuovo cambierò: pur se canuto e stanco, or verso la poesia e con umiltà racconterò i miei ricordi perché sento forte la mancanza: tornare in te, nel liquido amniotico restare ed ascoltare ancora il tuo lamento.

C. Basso, 19-04-26 Ugo D'Onofrio

 

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