Caso Ronaldo e lo stupro: il Fatto quotidiano pubblica una sua confessione agli avvocati

Il campione della Juve: "Fu una cosa breve, lei diceva di no ma mi lasciava fare, alla fine le ho chiesto scusa"

| di Viviana Pizzi
| Categoria: Attualità
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I fatti si sarebbero svolti nella suite di un hotel di Los Angeles la sera del 13 giugno 2009. Ora a 9 anni dall'accaduto il giornale tedesco "Der Spiegel" ha tirato di nuovo fuori la vicenda. Si tratta delle accuse di stupro che riguardano il fenomeno calcistico Cristiano Ronaldo, meglio conosciuto come CR7. L'attaccante è un recente acquisto della Juventus, la squadra che insieme allo sponsor Yamamay lo difendono a spada tratta. Preoccupati invece gli statunitensi Usa Ea Sport e Nike i quali hanno timore di perdere clienti dopo questa rivelazione. 

Beh dopo le dichiarazioni rimbalzate poche ore fa sul "Fatto Quotidiano" , anche la Juventus e lo sponsor italiano dovrebbero forse riflettere. Vero è che, come riportato dai media nazionali, sono stati persi i kit stupro con i quali si poteva provare la colpevolezza del calciatore portoghese. Ma queste dichiarazioni lasciano spazio a pochi dubbi. 

L’ho penetrata da dietro, è stato brusco e frettoloso. Lei diceva di no, ma intanto mi lasciava fare. È durato 5/7 minuti, non ho mai cambiato posizione. Forse l’ho ferita al momento della penetrazione… continuava a dire di no, di non farlo, che lei non era come le altre. Alla fine le ho chiesto scusa“. Frasi sostenute ai suoi legali durante un incontro che sono state pubblicate, prima che dal Fatto proprio dal giornale tedesco che ha fatto venir fuori la cosa. 

Sappiamo tutti che dire no significa non acconsentire al rapporto sessuale. E lei, Katryn Mayorga, come ha sostenuto lo stesso Ronaldo, quel no lo aveva pronunciato tra le sofferenze di un rapporto non voluto.  "Mi diceva di no ma intanto mi lasciava fare". No difficile dire no e poi lasciar fare. 

Forse un processo non ci sarà mai anche perché ci fu un accordo stragiudiziale  secondo il quale la donna  non avrebbe mai  dovuto parlare. E' difficile istruirlo quando manca il kit stupro soprattutto quando abbiamo a che fare con il sistema giudiziario statunitense, che è ben più severo di quello italiano su queste vicende. Ma come sono andati i fatti ce lo spiega ancora una volta Il Fatto Quotidiano nel passaggio dell'articolo già citato: Il campione portoghese, a quei tempi appena trasferito al Real Madrid – riporta il quotidiano tedesco – si era rivolto, per sistemare la faccenda, a un teamd’eccezione: oltre al legale storico di CR7, Carlos Osorio de Castro, c’erano lo studio Schillings di Londra, la Lavely&Singers di Los Angeles e Richard Wright, professionista di Las Vegas con una parcella di 475 dollari l’ora. E anche un investigatore privato, un ex poliziotto di Las Vegas.

La falange di avvocati aveva avuto presto ragione della modella, allora 25enne e difesa da un legale specializzato in incidenti stradali: ad agosto 2009 la Mayorga firmò un accordo stragiudiziale in cui accettava 375mila euro in cambio del silenzio su tutta la vicenda. Ma un mese dopo il team legale, per prepararsi a eventuali sviluppi, aveva sottoposto a Ronaldo un questionario in cui descrivere per filo e per segno com’era andata quella notte. E qui arriva la risposta autoaccusatoria: alla domanda che lo invita a descrivere la sequenza degli eventi, l’allora 24enne portoghese parla in modo chiaro di un rapporto anale con una persona non consenziente, che gli chiedeva di smetterla. E a cui alla fine avrebbe “chiesto scusa”. Salvo poi cambiare versione in un nuovo questionario, di dicembre 2009, in cui ometteva ogni riferimento alle lamentele della giovane.

Dopo questa nuova rivelazione si spera che non si titoli ancora: Ronaldo ultima vittima dell'industria dello stupro, come fatto dal quotidiano La Verità. Oppure che si dica, come sta avvenendo nei commenti agli articoli di questa vicenda: che lei sia una poco di buono che vuole momenti di notorietà. Un no, lo ricordiamo, è sempre un no. E lo si può dire anche a un campione di calcio. 

Viviana Pizzi

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