Covid 19, la Cgil Molise denuncia la mancata attivazione di una cabina di regia allargata alle parti sociali nella gestione dell'emergenza

La Funzione Pubblica costretta a chiedere l’intervento del Nucleo Antisofisticazione e Sanità dei Carabinieri perchè non venivano forniti agli operatori neanche i basilari Dispositivi di protezione

| Categoria: Attualità
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Campobasso 08 aprile 2020

 

La CGIL del Molise, in accordo con le diverse Federazioni e con la Funzione Pubblica CGIL, agli inizi di marzo, ha condiviso la linea di dedicare massima attenzione al diffondersi del fenomeno epidemiologico COVID 19 anche in Regione, scegliendo la strada di costruire un costante rapporto di ascolto dei diversi operatori e del territorio e, al contempo, si è deciso di profondere massimo senso di responsabilità nella ricerca di un dialogo con i decisori locali arrivando a presentare, insieme alle altre sigle Confederali, per ben due volte nell’arco di 15 giorni, una richiesta al Governatore della Regione Molise, dott. Donato Toma, tesa a dare la disponibilità ad essere soggetto attivo nella gestione dei problemi legati al lavoro e per la discussione generale legata a questa emergenza.

Proprio in una di queste note risalente al lontano 7 marzo veniva evidenziata la richiesta sindacale di istituire una cabina di regia allargata per vicende “…. contingenti che saranno determinate dall’emergenza Coronavirus in virtù dei Decreti Legislativi già in essere e di quelli che saranno emanati nelle prossime ore e nei prossimi giorni”.

Da quel lontano giorno i Decreti emanati sono stati tanti. La volontà della Regione Molise di istituire una cabina di Regia insieme alle parti sociali e ai rappresentanti dei lavoratori è stata nulla nonostante il Protocollo “condiviso fra Governo e Parti Sociali per la regolamentazione delle misure per il contrasto e contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”  del 14/03/2020 spingesse in quella direzione.  Probabilmente, la confusione che si è determinata negli ultimi giorni, in fase di gestione dell’emergenza, è anche figlia di questo autoreferenzialismo che non trova alcuna giustificazione in una fase delicata come quella che stiamo vivendo.

Risulta oggi paradossale che, la scelta ratificata in maniera apparentemente maldestra e frettolosa , con l’approvazione di una proposta avanzata nell’ultima seduta di Consiglio Regionale per l’individuazione di centri COVID regionali, somigli molto alle tesi di  cui parlavamo già da un mese fa, non perché siamo bravi o perché abbiamo l’ambizione o la presunzione di sostituirci ai decisori politici, ma semplicemente perché avevamo scelto la strada dell’ascolto (pratica questa sconosciuta) e raccolto gli appelli di buon senso di medici e operatori sanitari – in definitiva dei lavoratori che a diverso titolo rappresentiamo – che ci avevano fatto un quadro abbastanza preciso delle strutture nelle quali da anni operano e con le quali, per lavoro quotidiano, ordinariamente interagiscono. 

Ricordiamo che, con una nota del 19 marzo u.s. , appena dopo il chiarimento derivante dal DPCM del 18 marzo – “Cura Italia” -  relativo, tra l’altro, alle procedure per il reclutamento straordinario del personale sanitario e per la messa a regime delle infrastrutture quiescenti, avevamo condiviso la necessità di valutare seriamente la riapertura delle strutture di Larino e di Venafro. 

Praticamente si è perso quasi un mese di tempo e oggi, dopo settimane nelle quali si è scelto con convinzione di mantenere un sobrio profilo di responsabilità anche per non alimentare confusione, paura e allarmismo, diventa necessario e ineludibile alzare il livello di attenzione per quanto di nostra competenza. Innanzitutto, ci viene spontaneo constatare, per interesse diretto di rappresentanza, che non sempre sono state adottate tutte le precauzioni rivolte al complesso quadro dei lavoratori e agli operatori sanitari che operano nelle strutture della Regione, in particolare in quelle di Larino e Venafro, che, in questi giorni, sono interessate da flussi rocamboleschi di pazienti.

In questa sede vale la pena di ricordare anche che, appunto, quelli trasportati da un luogo ad un altro della Regione sono pazienti, donne e uomini in carne e ossa e non pacchi postali o soprammobili. Sono uomini e donne che, a prescindere dalla gravità o meno dell’attuale patologia, hanno contribuito per una vita intera a determinare anche quel sistema di assistenza che dovrebbe garantire tutti e loro e dovrebbero sentirsi garantiti in primis nel momento del bisogno. Stesso ragionamento vale per i lavoratori all’interno dei nosocomi e delle diverse strutture che sono esseri umani come tutti gli altri, elevati a rango di eroi,  già messi a dura prova in questo periodo, per la straordinarietà del lavoro che prestano e che non possono essere sottoposti ad improvvisazioni o ulteriori aggravi di competenze senza conoscerne precisamente i dettagli di attuazione.

La Federazione della Funzione Pubblica ha, fin dai primi giorni dell’emergenza, scritto alla Regione, sia singolarmente e sia unitariamente con le federazioni di categoria di CISL e UIL, per sollecitare la cabina di regia su menzionata.

In numerose note, delle quali siamo disposti a produrre copia, abbiamo sollecitato il tema della scarsità dei Dispositivi di Protezione Individuale, l’opportunità di potenziare le Dotazioni Organiche sanitarie, utili a fronteggiare tale emergenza, l’esigenza di formazione del personale coinvolto nei reparti dedicati alla cura dei pazienti positivi al virus Covid-19, chiedendo, come detto, di incontrare i vertici di ASREM e Regione Molise. Su tutto questo non abbiamo ottenuto alcuna risposta, se non due laconiche e burocratiche note nelle quali si diceva che tutto stava procedendo secondo quanto previsto dalle norme. Di fatto così non era e, a fronte dell’assordante silenzio e dell’assoluta assenza di interventi, la federazione della Funzione Pubblica è stata costretta a chiedere l’intervento, per alcune strutture, del Nucleo Antisofisticazione e Sanità dei Carabinieri perché, banale esempio, non venivano forniti agli operatori neanche i basilari Dispositivi di Protezione Individuale.

La CGIL e la Funzione Pubblica del Molise, in queste ore, continuano, comunque, a vigilare per far si che, in tutti i luoghi di lavoro, in particolare in quelli di degenza deputati ad accoglienza COVID 19, siano rispettate le indicazioni per la messa in sicurezza degli operatori, dei pazienti e dei cittadini che insistono sui territori interessati, e si riservano ulteriori segnalazioni alle Prefetture e agli organi competenti qualora si riscontrassero anomalie nell’espletamento delle procedure adottate.

 

Questa drammatica emergenza ci conferma che, le scelte politiche del passato,perpetrate anche di recente, indirizzate al depauperamento del Sistema Sanitario Pubblico a vantaggio della proliferazione indiscriminata del privato dimostrano tutta la loro inefficacia e inadeguatezza.

Le scelte praticate oggi da parte dei diversi decisori istituzionali, declamate dall’alto della torre eburnea, non servono in questa fase al Molise e, soprattutto, non serviranno alla costruzione del futuro della Regione, dei suoi lavoratori e dei suoi cittadini.

                                                                                        

     il Seg. Gen. CGIL Molise                                                              il Segr. Gen. FP CGIL Molise          

           Paolo De Socio                                                                                 Antonio Amantini

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