Agnone, scuola- Settimana corta? I genitori: no grazie, nessuna riduzione dell'offerta formativa

| Categoria: Attualità
STAMPA

Il dibattito si accende sulla ipotesi avanzata dalla dirigenza dell'istituto omnicomprensivo di Agnone di una eventuale articolazione dell'orario scolastico dal lunedi' al venerdi, su cinque giorni settimanali  e il sabato libero. Dalla nota inviata alla stampa dalla dirigenza non si evince l'eventuale e dettagliata organizzazione della cosiddetta settimana corta

L'istituto omnicomprensivo agnonese e in particolare la primaria e le scuole di secondo grado, mancano di refettori scolastici, quindi i genitori che hanno inviato la successiva  nota agli organi di stampa, paventano una riduzione dell'offerta formativa e disagi per gli studenti fuori sede che utilizzano i mezzi di trasporto per raggiumgere gli istituti scolastici

Di seguito riceviamo e pubblichiamo:

"L’istituto scolastico cittadino ha pianificato la cosiddetta settimana corta, notizia appresa prima dagli organi di stampa e poi da canali istituzionali. Rappresentiamo di seguito la nostra opinione, basata su questioni di metodo e di merito, risultata difficile da esprimere nelle sedi opportune. 

Sulle questioni di metodo, avremmo preferito una partecipazione attiva dei genitori nella costruzione della proposta e non essere convocati, per il tramite dei rappresentanti, successivamente alla pubblicazione delle notizie sulla stampa e quando la decisione sembra praticamente inappellabile. L’assenza di un organo rappresentativo nell’istituto, mancanza non certamente imputabile ai genitori, non inficia qualsiasi altro percorso formale e/o informale per chiedere e condividere. Fatto quest’ultimo utilizzato più volte anche nel recente passato.

Ancora, il cambio dell’articolazione dell’offerta formativa nel corso dell’anno scolastico non soddisfa chi ha deciso di inscriversi presso le scuole di Agnone e ha valutato - prima di farlo - l’offerta formativa e la sua articolazione. Un cambio in corsa quantomeno risulta non opportuno. Infine, detto spostamento ha un netto impatto sulle famiglie e sul lavoro dei genitori (che devono pur lavorare per garantire un’istruzione ai figli!!).

Sulla questione di merito, si legge testualmente dal comunicato stampa diramato dall’istituto che “Preme precisare che tale modello organizzativo non comporta alcuna variazione di trasporti, se non minima e, fondamentalmente, non stravolgerà gli orari di ingresso e di uscita degli alunni che saranno modificati solo di alcuni minuti”.  Quindi non si stravolgerà l’orario se non per alcuni minuti, ma con un giorno in meno, si assume inevitabilmente che si ridurrà la quantità di offerta. Infatti, se fossero confermate le voci che vedono l’orario di entrata h 8.10 e di uscita h 13.50, per esempio, per quanto riguarda la scuola primaria, lo stravolgimento non sarebbe solo di qualche minuto (ma di 20 minuti la mattina e 20 all’uscita) e, in un arco settimanale di 5 giorni, sarebbe ridotta l’attività formativa di 1 ora e 40 minuti netti settimanali (circa 8 ore nell’arco di un mese, circa 81 ore nell’arco di un intero anno scolastico).

Per non considerare che un problema di trasporto esiste. Rimanendo nell’ambito della scuola primaria, si chiede a bambini, per esempio di 7 e/o 8 anni residenti nelle contrade o nei centri limitrofi, di fissare una sveglia praticamente prima dell’alba con un rientro quasi al tramonto nel periodo invernale. Ancora, si chiede agli stessi alunni di garantire una concentrazione continuativa per circa 5 ore e 40 minuti di lezione, con un certo calo delle facoltà di apprendimento. La presenza di due pause, magari con la consumazione di merendine, non sembrerebbe essere in piena sintonia con i progetti di corretta alimentazione che lo stesso istituto propone.

Infine, ma non per ultimo, invitiamo a riflettere sulla questione dei più deboli, di ragazzi diversamente abili e dei loro genitori costretti a lavorate sei giorni su sette.

Ci saremmo aspettati che il rinnovamento dell’offerta didattica dell’istituto, per ogni ordine e grado, fosse concentrata su un aumento delle ore e delle possibilità formative e non su una loro riduzione. Aggiornare l’offerta formativa portandola al passo con i tempi (magari con ore aggiuntive di lingue straniere già nei primi anni di scuola dove il loro apprendimento è maggiore, istituzione di percorsi che sviluppino logica e comprensione,  anche pomeridiani). Neanche ci sembra giustificabile la nuova proposta con il classico “cosi fan tutti”, perché non tutti gli istituti fanno cosi e in questo modo, preferiremmo che il nostro istituto cittadino prendesse spunto dai migliori.

In merito alla possibilità di fruire di ulteriore offerte formative di carattere sportivo, culturale e altro ciò è sostanzialmente offerto da privati o associazioni alle quali le famiglie sono chiamate a versare una retta o tassa di iscrizione e che, a nostra opinione, non deve e non può sostituire l’offerta formativa statale, soprattutto se si tratta della scuola dell’obbligo. Quest’ultime offerte formative sono da anni organizzate in modo tale da essere concilianti con i normali orari scolastici. Se l’istituto ha intenzione di ampliare l’offerta formativa, ben venga, ma in maniera aggiuntiva senza ridurre una sola ora alla formazione base.

Ciò detto, non ci risultano chiare le motivazioni dell’adozione di tale rimodulazione se si esula dalle mere questioni organizzative interne dell’istituto e del personale.

Per dette ragioni, tante famiglie esprimono la loro opinione contraria al nuovo piano formativo caratterizzato dal passaggio alla cosiddetta settimana corta. Abbiamo scelto di restare e vivere in questi posti, il diritto allo studio è diritto costituzionalmente sancito tanto quanto quello alla salute e non possiamo esimerci dal segnalare questioni che hanno un inevitabile impatto sulle scelte di vita delle famiglie e dello stesso territorio. Inoltre, è necessario esprimere le proprie opinioni, anche se si è consapevoli che l’istituto le ignorerà, in quando non possiamo esimerci dal dimostrare ai nostri figli che la propria opinione va sempre espressa e supportata con la ragione, che l’utilità di un’ora di formazione settimanale in più nella vita può fare la differenza e può valere anche la pena di ricercarla altrove."

Con viva cordialità.

Tante altre famiglie meno felici.

 

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