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Castiglione M.M, l'allarme della UIL FPL CHIETI sulla chiusura della RSA Santa Maria del Monte: a rischio i posti di lavoro

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Maria Carosella

La notizia è stata un vero fulmine a ciel sereno. La RSA Santa Maria del Monte situata  in territorio abruzzese,  a Castiglione MM,(CH) e' prossima alla chiusura. Una struttura nota, conosciuta da tutti nell'Alto vastese e l'Alto Molise che godeva di un giudizio unanime di struttura solida economicamente e di buona capacità gestionale e riscuoteva la stima e la soddisfazione degli ospiti e i familiari

.Nulla finora era trapelato  all'esterno su una possibile crisi economica, finanziaria che potesse portare a tali conseguenze  Sembrerebbe da quello che si apprende, andata in crisi negli ultimi anni, sottoposta alla pressione della  pandemia da covid 19 che purtroppo in due anni tra chiusure e misure restrittive, ha gettato in una  crisi epocale, numerose attività produttive, che già nella  pre- pandemia, incontravano notevoli difficoltà a stare sul mecato perchè situate in zone  fra le più disagiate delle aree interne del paese, zone afflitte da uno spopolamento ingravescente e da una assenza di infrastrutture

. La struttura è gestita da una cooperativa abruzzese la "Cooperativa sociale C.M.A." costituita nel 1987 per fornire assistenza socio-sanitaria agli anziani, ai minori, ai diversamente abili ed in generale alle persone in stato di bisogno. La Rsa “Santa Maria del Monte” nasce nel 2009,  autorizzata dalla Regione Abruzzo, e in attesa da circa 13 anni di un accreditamento per circa 20 posti, che pero' non e' mai arrivato  Abbiamo provato a contattare la presidente della CMA,  Franca Potente, per  meglio informare  il territorio sull'inaspettato accaduto, e i possibili risvolti di tale preoccupante situazione, che coinvolge numerosi attori tra i quali e in primis gli anziani ospiti, le famiglie, circa 25 operatori in prevalenza donne madri di famiglia e da una ulteriore mazzata alla morente economia di questo territorio

.  La presidente non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ha confermato solo la notizia circolante sulla stampa abruzzese di una imminente chiusura. Nello stesso tempo abbiamo raggiunto telefonicamente il sindacalista delegato  della UIl FPL Chieti che segue la questione per conto dei lavoratori della struttura. Spiegava che le lavoratrici, il personale addetto al 90% e' costituito da donne , si sono rivolte alla struttura sindacale solo a fine dicembre 2021. Il personale fino ad allora risultava non sindacalizzato, pertanto  la richiesta di intervento e' risultata sostanzialmente tardiva, ad oggi si intravedono scarsissime possibilità  che volgono ad una soluzione positiva atta a mantenere gli attuali livelli occupazionali, ma l'impegno della Uil Flpl e' quello di rimanere accanto ai lavoratori ed assisterli in qualunque forma evolga la situazione

E' questione nota del resto,i lavoratori del settore sono scarsamente sindacalizzati, e si rivolgono alle OOSS solo in situazioni limite, quando è a serio rischio il posto di lavoro stesso. Il mondo della cooperazione e in generale del no profit, è un settore  ampio, che erroneamente è considerato marginale rispetto a settori tradizionalmente più forti e sindacalizzati. Nelle cooperative sociali sono 170.000 gli operatori che, in gran parte su commesse pubbliche, si occupano dell’assistenza ad anziani e disabili, di disagio sociale, di integrazione scolastica e di molto altro ancora,  ma la maggior flessibilità nella gestione dell’organizzazione del lavoro e soprattutto nella possibilità, al bisogno, di dequalificare, ridurre o chiudere servizi e interventi con minori resistenze e difficoltà rendono i  lavoratori del settore più fragili e a rischio di precarietà, pertanto per i lavoratori, i diritti diventano meno esigibili.

In effetti guardando indietro nel tempo, gli operatori della RSA Santa Maria del Monte, pur di conservare il posto di lavoro, nelle assemblee societarie, sono inquadrati come soci lavoratori, avevano già deliberato la rinuncia alla tredicesima mensilità, e ad una quota della retribuzione, e si sono rivolti allla Uil, solo quando nelle loro tasche a partire dal mese di luglio 2021, arrivava una retribuzione pari, riferiscono, a circa la metà del dovuto. Situazione per molti lavoratori insostenibile,  visto tra l'altro che parecchi di loro , per raggiungere il posto di lavoro erano costretti  anche ad affrontare le spese di viaggio.  

 Finora, riferiva il dirigente sindacale, soluzioni concrete onde evitare una drastica chiusura non se ne intravedono. Ci sono stati incontri con la regione Abruzzo dai quali non e' scaturito nulla di fatto e altrettanto sinora nulla di fatto si intravede dai possibili soggetti privati che hanno mostrato un  qualche interesse nel rilevare la struttura.  Se in seguito la situazione dovesse evolvere verso una soluzione positiva, onde scongiurare la chiusura, ad opera di privati o dal pubblico,al momento non ci e' dato di saperlo, ma se fosse ben venga.

 In sintesi nelle aree interne dell'Abruzzo, del Molise, molte lavoratrici provengono dai paesi molisani limitrofi, tutto è molto complicato e sofferto, sia  per le imprese che per i lavoratori e non ultimo per l'utenza. Gli anziani ospiti non sono pacchi postali, andrebbero tutelati e con loro le famiglie che si vedono costrette a spostare gli anziani in altre strutture con tutto cio' che ne deriva a livello etico, umano e affrontare i conseguenti disagi organizzativi  in un territorio dove la sanità e' assente, i servizi  di prima necessità situati a diversi chilometri di distanza in zone dove l'inverno la mobilità diventa quasi impossibile. Ma nessuno oramai si meraviglia se chiudono le piccole imprese, se i giovani scappano, se i livelli di disoccupazione sono tra i piu alti d' Italia  e la popolazione rimasta subisce con rassegnazione gli eventi  nell'indifferenza generale delle istituzioni a tutti i livelli

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Maria Carosella

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