La vita è un romanzo, il titolo del celebre film si addice benissimo all’esistenza della sig.ra Antonia Antinucci, per tutti zà Antonietta, da Poggio Sannita che oggi compie 100 anni.
A lei, di cuore, i nostri carissimi auguri. Infanzia difficile di povertà e sacrifici, nella classica famiglia patriarcale del tempo che relegava la donna ad un ruolo marginale, subordinato alle decisioni del padre padrone, quando non del nonno. Ma Antonietta giovane donna dalla personalitàdecisa e coraggiosa, si ribellò a questo stereotipo. Assecondando i suoi sentimenti e non le volontà genitoriali, afferrò la propria vita con le sue mani e fece le scelte che ne avrebbero segnato il futuro. Meno che ventenne, corse via a Roma per sottrarsi ad un matrimonio combinato e sposare Pasquale, l’amore della sua vita. Lucidissima racconta: “Volevano farmi maritare con una persona che mi era indifferente, mentre io ero innamoratissima e già in parola col mio ragazzo e per amore si fa tutto. Così scappai a Roma, in casa di parenti, lui mi raggiunse da Orvieto dove era militare di leva e ci sposammo nella chiesa del Cristo Re. Pasquale non rientrò in caserma, ma facemmo ritorno in paese.Le famiglie messe di fronte all’evidenza dei fatti, accettarono la nostra volontà e ci riaccolsero. A mio marito la fuga costò il richiamo alle armi ed ulteriori diciotto mesi di ferma. Avendo già un figlio neonato, gli fu risparmiata l’accusa di diserzione e la prigione nel famigerato carcere militare di Gaeta”.
Siamo nel 1945, guerra finita ma persa. Il dopoguerra di macerie, povertà e difficoltà di ogni genere, emerse subito in tutta la suaevidenza. Pasquale fu costretto ad emigrare e Antonietta rimase a casa con tante bocche da sfamare per i 3 figli arrivati nel frattempo: “Andavo a lavorare da bracciante agricola, a giornata. Partivo all’alba con un figlio in testa , una in pancia e una preso per la manina. Si spaccava la fame. Conservavo in tasca il pezzettino di salsiccia che a volte ci davano percompanatico insieme ad un tozzo di pane, per riportarlo la sera a casa”. Ricorda commossa.
Dopo il rimpatrio del marito, la coppia fece ritorno a Roma verso la fine degli anni ‘70, avendo avuto un’opportunità di lavoro stabile e ‘sicuro’ ed essendo rimasta ancora una figlia da ‘sistemare’. Dopo il conseguimento della pensione, il definitivo rientro a Poggio. A distanza di qualche tempo il dolore per la prematura scomparsa dell’amatissimo Pasqualino “Ci siamo sempre profondamente amati e rispettati. Difficoltà e incomprensioni non mancavano, ma l’amore ha prevalso su tutto”. Il vuoto lasciato da Pasquale sarà riempito dall’arrivo di nipoti e pronipoti, che oggi la festeggiano insieme ai figli, alle istituzioni e all’intera comunità di Poggio Sannita.
Cosa aggiungere della sig.ra Antonietta. Intanto che è sempre stata ed è una bellissima donna sia esteriormente che nell’animo e nel cuore. Una donna che ha attraversato due secoli, il XX° iniziatosui canoni tradizionali della civiltà contadina e terminato con la rivoluzione digitale, ed il coevo XXI° sec., dagli stravolgimentiinverosimili tra pandemia, guerre e intelligenza artificiale. Tempi moderni e diversamente difficili quindi, a cui la signora guarda con distaccata curiosità, distanti anni luce dal suo modo di essere donna d’altri tempi. Mai in collera con nessuno, una buona parola per tutti e da tutti benvoluta. Carattere mite, rispettoso, umile, ma mai remissivo o arrendevole. Non si è mai persa d’animo, rimboccandosi quotidianamente le maniche abbracciando il suo faticoso e dignitoso lavoro, guardando avanti con l’ottimismodella ragione.
Ha saputo far fronte in maniera mirabile all’educazione e alla crescita dei figli e dei nipoti, tutti amati di un amore intimo e rassicurante. I nipoti ricordano come dopo le loro marachelle da bambini ricorrevano a lei che li metteva al riparo dai rimproveridei genitori. Assistita da buona salute, lucidissima, autonoma, una memoria di ferro. Vive da sola la sua quotidianità, prendendosi cura di se, ogni mattina accende il fuoco, cucina, rassetta la casa, guarda la tv,ogni tanto una telefonata e soprattutto recita le sue adorate preghiere. Un percorso esistenziale specchiato e vissuto da profonda credente. Un’immagine prevale sulle altre e la vede affacciata al balcone di casa, dall’alto del suo secolo di storia, asalutare, come sempre, il passaggio della Madonna delle Grazie in processione, con una cascata di petali di rosa, raccolti e selezionati con sentimenti autentici di assoluta e commovente devozione.

Una messa, dedicata al secolo di vita della parrocchiana Antonietta è stata officiata dal parroco don Paolo Del Papa, che ne ha magnificato la fede definendola “vero polmone che da ossigeno vitale alla nostra Parrocchia”; mentre il sindaco Orlando ha reso omaggio, con una pergamena dedicata e con un caccavo miniaturizzato, alla concittadina più longeva, al suo patrimonio di ricordi, al radicato senso di appartenenza al paese,alle ancestrali origini sannite.
Di nuovo tanti auguri alla carissima zà Antonietta e ai familiari tutti. Alla gioia e alla vicinanza dei poggesi si aggiunge anche quella della redazione.

