Dopo le date estive del Vasto d’Autore Festival, l’edizione 2025 si è conclusa oggi, 19 dicembre, con una data extra al PalaBCC di Vasto: per la prima volta in Abruzzo, Gino Cecchettin ha incontrato oltre duemila studenti degli istituti di Vasto, San Salvo e Monteodorisio, trasformando l’incontro in un momento corale di riflessione sulla violenza di genere, sulla responsabilità collettiva e sul valore della cultura come strumento di cambiamento.

A dialogare con Cecchettin sono state Susanna Battistini, giornalista e autrice Rai, Alessandra Angelucci, docente e giornalista, e la direttrice artistica del Festival Patrizia Angelozzi. Presenti all’interno del PalaBCC anche le installazioni artistiche di Miriam Melle, realizzate in argilla a forma di scarpe rosse, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne e della memoria delle vittime, che hanno contribuito a creare un dialogo visivo potente sul tema della non violenza e della cura reciproca.
L’apertura: un inno all’amore e al rispetto
L’evento si è aperto con la canzone “Imparare ad amarsi” di Ornella Vanoni e con un intervento artistico simbolico: sul palco alcune coppie hanno disegnato un cuore sulla guancia dell’altro usando un rossetto rosso. Un gesto semplice, ma potente, per ricordare che l’amore si riconosce nel rispetto, mai nella sopraffazione.
Le parole delle istituzioni
Il sindaco di Vasto, Francesco Menna, rivolgendosi ai ragazzi, ha parlato di una sfida culturale: “Contrastare la violenza significa scegliere da che parte stare.” Accanto a lui l’assessore alla Cultura e al Turismo Nicola Della Gatta ha sottolineato: “Noi adulti riponiamo speranza in voi giovani. Avete enormi capacità di comunicazione, mettetele in circolo nella comunità.” Parole che hanno trovato eco nell’intera mattinata: il tema centrale è stato un messaggio di unione, coraggio e speranza.
La testimonianza di un padre
Cecchettin, salito sul palco accolto da un lungo applauso, si è rivolto ai ragazzi con emozione e sincerità: “Mi sento in uno scrigno, perché vedo tantissimi valori. Sommando i vostri talenti mi sento privilegiato: sono davanti a così tanto futuro, e voi avete una chiave.” Ha ricordato come la Fondazione Giulia Cecchettin sia nata non da un progetto, ma da un dolore trasformato in impegno: “Con il suo essere così naturale, Giulia ha mosso maree incredibili. Ho pensato di voler dare anch’io un contributo, donando risorse affinché quello che è successo accada meno spesso.” Ha ammesso, con sincerità, di non essersi mai dedicato prima al volontariato, mentre la figlia era una persona incline a dare. Da qui l’obiettivo della Fondazione: fare cultura del rispetto, diffondere ascolto, non prevaricazione.
Gli studenti sono stati protagonisti dell’incontro e hanno posto domande profonde e dirette. Di seguito riportiamo alcune delle più significative, a titolo esemplificativo:
Come ricorda Giulia nel suo ultimo periodo?
Cecchettin ha raccontato: “Nell’ultimo periodo era particolarmente felice. Aveva iniziato una scuola per diventare illustratrice. Non si era resa conto di essere oggetto di stalking.”
Come affronta la sua assenza?
“Guardo quello che ho avuto, non quello che mi è stato tolto. Ventidue anni di gioia immensa.”
Sulle offese ricevute online:
“Perché sprecare tempo? Se una persona non ha la nostra stima, non vale nulla.”
Perché è accaduto?
“La violenza può colpire chiunque. Racconto di Giulia per evitare che un altro genitore pianga su una tomba bianca.”
Riflessione sul perdono e sull’esposizione mediatica: trasformare il dolore in impegno
Cecchettin ha raccontato che il perdono è un percorso lungo e difficile. Ha raccontato di testimonianze ricevute, come quella di una ragazza che, ascoltando la storia di Giulia, ha trovato il coraggio di lasciare una relazione tossica. Ha spiegato come le statistiche, prima asettiche, ora abbiano un volto: dietro ogni numero c’è un dolore che deve spingerci ad agire. Ha anche condiviso come l’esposizione mediatica sia stata un’esperienza complessa, ma importante nel suo percorso di elaborazione del lutto. Su questo, lo ha riassunto così: “Non vedo l’ora di tornare a essere la persona sconosciuta che ero, ma bisogna continuare le battaglie. Unendo le forze possiamo essere agenti di cambiamento.” Un incontro che non ha chiuso un programma: ha aperto un impegno. Un impegno che parla di amore, rispetto e responsabilità. Di futuro, ma soprattutto, di umanità.
Il momento “wow”
Cecchettin ha anche chiesto ai ragazzi di raccontare il proprio momento wow: le risposte hanno parlato di futuro, amicizia, passioni, relazioni vere. Un invito, ha detto, a “rimparare a volerci bene.”

Il finale: un appello al cambiamento
Sul palco sono saliti anche i tre dirigenti degli istituti che hanno aderito al progetto lettura (IIS “Palizzi Mattei”, IIS “Pantini Pudente” e IIS “Mattioli”). L’assessore Della Gatta ha definito la platea “un’emozione, fatta di futuro e presente.” L’evento si è chiuso con il flash mob “Fermati e ascolta”, organizzato dall’IIS “Mattioli”: dal palco e tra i presenti è risuonato il tintinnio di chiavi, un gesto simbolico forte per fare rumore contro la violenza e non restare in silenzio, sulle note di “Before You Go” di Lewis Capaldi, aggiungendo una carica emotiva intensa all’intera mattinata. È stata inoltre consegnata un’opera dipinta su pietra di porfido realizzata dall’artista Cinzia Corti.

