Da otto lunghi anni il Viadotto Longo-Sente resta chiuso al traffico. Un’assenza che pesa come un macigno su due regioni, Molise e Abruzzo, che attraverso quel ponte avevano un collegamento diretto, rapido e sicuro. Oggi quell’infrastruttura è diventata il simbolo di una vicenda fatta di immobilismo, rimpalli di responsabilità e promesse mai mantenute.
Il ponte non era solo una struttura in cemento e acciaio: era una via vitale per la mobilità quotidiana dei cittadini, per l’economia dei territori interni e per la sicurezza dei collegamenti interregionali. Proprio per questo, il Comitato Ponte Longo-Sente non esita a definire l’intera vicenda una vergogna istituzionale, frutto di anni di inattività e decisioni rimandate.
La chiusura del viadotto ha colpito aree già fragili, territori montani che da tempo combattono contro l’isolamento geografico e lo spopolamento. Senza il ponte, i tempi di percorrenza si sono allungati, i costi per cittadini e imprese sono aumentati e persino i servizi di emergenza si trovano a operare in condizioni più difficili. Un danno continuo, quotidiano, che si protrae senza che siano arrivate risposte risolutive.
Otto anni dopo, per il Comitato non esistono più spiegazioni credibili. Né tecniche, né politiche. Il tempo delle giustificazioni è finito.
È in questo contesto che si inserisce la locandina diffusa nei giorni scorsi, dove gli auguri di “Buon Natale e Felice Anno Nuovo 2026” assumono un tono amaro e ironico. Un messaggio indirizzato apertamente ai parlamentari molisani, ai vertici regionali, agli amministratori locali e ai rappresentanti del Governo nazionale. Nessuno viene escluso da quello che il Comitato definisce un fallimento collettivo, trasversale, senza distinzione di colori politici.
Nel mirino finiscono in particolare il Ministero delle Infrastrutture, accusato di non aver reso disponibili risorse già annunciate, e la Presidenza del Consiglio, chiamata in causa per il mancato decreto necessario al rientro della gestione stradale in ANAS, ancora assente dopo oltre un anno.
Il riferimento temporale 2018–2026 non è solo una datazione burocratica. È il conto di un’attesa che ha superato ogni limite di tollerabilità. Otto anni di chiusura significano otto anni di disagi, di annunci rimasti sulla carta, di studi tecnici e rinvii che non hanno mai prodotto una soluzione concreta.
La posizione del Comitato è netta e non lascia spazio a interpretazioni:
«Dopo otto anni di chiusura al traffico non ci sono giustificazioni».
La richiesta avanzata è semplice e tutt’altro che ideologica: riaprire il viadotto e restituirlo ai cittadini, ricucendo un collegamento essenziale tra Molise e Abruzzo. Nessuna bandiera politica, solo la pretesa di un diritto negato troppo a lungo.
In fondo alla locandina campeggia una sola parola, grande e colorata: VERGOGNATEVI. Un’accusa dura, diretta, che il Comitato considera proporzionata a un silenzio istituzionale che dura da anni.
Perché il Viadotto Longo-Sente non è soltanto un’infrastruttura chiusa: è il simbolo di un territorio che chiede rispetto, attenzione e risposte immediate. E che non è più disposto ad aspettare.
