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Lettera di una mamma: “Il Pronto Soccorso non è un numero: è il respiro dei nostri figli.”

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A seguito della presentazione del Piano Operativo 2026–2028, che prevede la riconversione dell’ospedale di Agnone da struttura di area disagiata a Casa di Comunità, con la trasformazione del Pronto Soccorso in Primo Soccorso — due servizi profondamente diversi per funzioni e capacità operative — una mamma ha voluto scrivere questa lettera.

Mamma Carmelina scrive: 

"Voglio condividere un pensiero.

Oggi parlo da mamma.
E quando parla una mamma, parla con il cuore.

Sono mamma di tre figli. La mia prima figlia soffre di asma da quando era piccolissima. Chi è genitore di un bambino asmatico sa cosa significa: la paura di notte, il respiro che si accorcia… e ogni volta che mia figlia ha avuto un attacco serio, ogni volta che il suo respiro non reggeva più, noi siamo corsi al Pronto Soccorso dell’ospedale di Agnone.

Ogni volta lì abbiamo trovato medici e infermieri pronti.
E quando un genitore vede il proprio figlio tornare a respirare, quello non è un servizio sanitario. Quella è vita.

Ma voglio parlarvi soprattutto di quello che è accaduto il 7 dicembre scorso.

Il mio ultimo figlio ha un anno. Quella mattina ha avuto delle convulsioni febbrili. Chi non le ha mai viste non può capire cosa significhi. Vedi il tuo bambino irrigidirsi, perdere il controllo, e in quel momento il mondo si ferma. Non ragioni più. Pensi solo: “Sto per perdere mio figlio”.

Non c’era tempo. Non c’erano alternative. C’era solo una corsa disperata verso il Pronto Soccorso di Agnone.

E lì hanno fatto il primo intervento.
Lì hanno stabilizzato mio figlio.
Lì hanno salvato la vita a mio figlio.

Oggi ci dicono che il Piano Operativo prevede un Primo Soccorso, non un Pronto Soccorso.

Ma chi vive queste emergenze sa che la differenza non è solo una parola.
Un Primo Soccorso significa intervento iniziale e poi trasferimento.
Significa ambulanza.
Significa chilometri.
Significa tempo che passa.

E quando tuo figlio non respira, il tempo non è un dettaglio. È tutto.

Quel giorno non ho trovato solo un presidio sanitario. Ho trovato professionisti che hanno preso in mano la mia paura e l’hanno trasformata in speranza, senza dover aspettare un trasferimento, senza dover affrontare un viaggio interminabile con il cuore in gola.

E allora mi chiedo: possiamo davvero permetterci di ridurre un servizio che è stato determinante per salvare vite?

Come si può chiedere a una madre di fare chilometri su chilometri mentre suo figlio lotta per respirare?

Un Pronto Soccorso non è un numero in un bilancio.
È tempo.
È competenza.
È sicurezza.
È possibilità concreta di sopravvivere.

Non parlo solo per i miei figli. Parlo per tutti i bambini, per gli anziani, per chi vive nelle aree interne e non ha alternative immediate.

Il Pronto Soccorso di Agnone non è un edificio.
È una garanzia.
È una protezione.
È una promessa che non dovrebbe essere ridotta a una voce di spesa"

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