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Radici ad Agnone, guerra ad Abu Dhabi: la testimonianza di Annunziata Tricarico

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C’è un filo sottile ma fortissimo che unisce Agnone, Isernia e Abu Dhabi. È il filo della storia di Annunziata Tricarico, molisana con profonde radici agnonesi – la madre è originaria di Agnone, il padre ha lavorato come medico presso l’ospedale cittadino – oggi residente negli Emirati Arabi Uniti insieme alla sua famiglia.

L’intervista, pubblicata da Isnews, racconta le ore di angoscia vissute nella capitale emiratina dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la successiva replica con il lancio di missili e droni su diversi Paesi arabi. Proprio Abu Dhabi, dove la molisana vive da sette anni, è stata tra le città colpite.

Suo marito, anche lui di Isernia e di famiglia originaria dell’Alto Molise, è un ingegnere chimico. Lei è artista e consulente di comunicazione. Con loro ci sono i due figli, di 17 e 16 anni. Una vita costruita lontano dall’Italia, in un Paese che – fino a poche ore fa – percepivano come sicuro.

“Non avremmo mai immaginato di vivere l’incubo dei bombardamenti. E di viverlo qui, dove siamo ormai da sette anni. Questo è un Paese che abbiamo amato dal primo istante – racconta – e che ci ha accolto dal primo istante. Amiamo tutto, persino il grande caldo estivo. È un Paese così sicuro che qui la gente non chiude a chiave la porta di casa. Ecco il perché del mio stupore e dello smarrimento”.

Poi il momento in cui la guerra è diventata reale.

“Era più o meno l’ora di pranzo quando ieri abbiamo sentito tre boati immensi, uno dopo l’altro. All’inizio abbiamo pensato a una raffineria, a un’esplosione industriale. Poi quasi subito il pensiero è andato altrove, sapendo quello che l’America aveva iniziato a fare. Pochi istanti e le chat sono impazzite. Tutti volevano sapere. Ma non facevi in tempo a rispondere a un messaggio che il suono di altre esplosioni arrivava da altre direzioni. Da tutte”.

La reazione è stata immediata.

“È iniziata la fuga verso casa. Le strade si sono svuotate e subito dopo i supermercati si sono riempiti. Tutti abbiamo avuto lo stesso pensiero: cieli chiusi, niente rifornimenti, bisogna comprare cibo. Gli scaffali si sono svuotati in poco tempo. Contemporaneamente è iniziata la corsa ai bancomat: tutti hanno pensato di avere liquidità disponibile. I benzinai sono stati presi d’assalto perché l’auto resta l’unico mezzo di fuga. Ma fuggire dove? In Oman? Ormai anche l’Oman non è più percepito come sicuro”.

Nonostante tutto, racconta, le autorità emiratine stanno intercettando droni e missili e la comunità italiana si è subito attivata attraverso una rete costante di comunicazione. “In questo momento il telefono è essenziale: siamo tutti connessi. Il gruppo italiano, la community in cui viviamo, è una rete infinita di contatti che comunica e si tiene aggiornata”.

Dall’Italia, e dal Molise in particolare, sono arrivati decine di messaggi.

“Quanto è difficile rispondere in una situazione del genere. In questo caos, dove paura e isteria fanno da sovrane, eravamo lì a rispondere ai messaggi di amici e parenti che avevano appreso la notizia dai media italiani. Ho però notato che le informazioni diffuse risultano spesso parziali o imprecise”.

Un passaggio importante riguarda la percezione geografica della crisi.

“Gli Emirati sono sette. Dubai è solo uno dei sette. La capitale è Abu Dhabi e tutto è iniziato qui. Quando si parla genericamente di Dubai come se coincidesse con l’intero Paese, si trasmette un’immagine distorta della realtà geografica e politica. Ricevere messaggi che minimizzano la situazione perché ‘è a Dubai’, mentre qui si sentono chiaramente i boati, non è solo frustrante: è il segnale di quanto una comunicazione approssimativa possa incidere sulla percezione del rischio”.

Parole lucide, pronunciate mentre la tensione resta altissima.

L’intervista si chiude con un augurio che è anche un richiamo alle proprie radici, a quella terra dell’Alto Molise che resta casa, nonostante i chilometri.

“Un abbraccio, tra un’esplosione e un’altra, e speriamo di riabbracciare presto il Molise”.

Un pensiero che da Agnone, da Isernia e da tutto il territorio molisano torna indietro, fino ad Abu Dhabi, con la speranza che la paura lasci presto spazio alla pace.

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