Dopo le sentenze del Tribunale di Campobasso che hanno riconosciuto il diritto al risarcimento per Filoteo Di Sandro e Massimiliano Scarabeo, per l’abolizione della surrogata con emendamento firmato Toma-Greco, è intervenuta la consigliera regionale del Pd Micaela Fanelli.
«Questa vicenda – ha scritto – rappresenta una delle pagine più buie delle nostre istituzioni regionali, un vero e proprio “golpe politico”, che avevamo denunciato con forza sin dal primo istante.
Una manovra spregiudicata, un tentativo disperato della maggioranza vacillante di blindare il potere in piena emergenza Covid-19, che portò l’allora Presidente Toma a cancellare l’istituto della surroga della legge elettorale, incorrendo in una serie di gravi violazioni di legge, oggi riconosciute e sanzionate dal Tribunale di Campobasso.
Innanzitutto la violazione del principio di irretroattività, il cambio delle “regole del gioco” e la pretesa di applicare una nuova norma elettorale alla legislatura già avviata.
Poi la forzatura di inserire le modifiche all’interno della legge di stabilità, in palese contrasto con l'art. 122 della Costituzione e con la normativa regionale, che impongono alla legge finanziaria di occuparsi esclusivamente di indirizzi di bilancio.
Quindi la “maschera” di sanare l’abuso legislativo con una finta norma di “interpretazione autentica”, smascherata come un atto volto solo a esautorare il Consiglio dal controllo sulla propria legittima composizione.
Oggi, a distanza di sei anni, il riconoscimento del diritto al risarcimento per i consiglieri ingiustamente estromessi, sancisce il fallimento totale di quella strategia.
Ma oltre al danno giuridico ed economico, resta un’eredità politica pesantissima.
La maggioranza di centrodestra ha usato le istituzioni come strumenti a uso e consumo della propria sopravvivenza, preferendo esporre la Regione ad un lungo contenzioso e a un evidente danno erariale, pur di autoconservare le proprie posizioni, tradendo così il mandato elettorale dei cittadini molisani e delegittimando l'intera azione di quel governo.
Oggi questa verità è emersa in tutta la sua gravità e la sentenza del Tribunale di Campobasso certifica la spregiudicatezza di chi ha preferito il privilegio di pochi al rispetto del diritto di tutti, e sarebbe giusto che qualcuno, finalmente, paghi per i propri errori.
Perché non è più tollerabile l’impunità assoluta di fronte a violazioni che non sono semplici sviste burocratiche, ma atti con pesanti conseguenze economico-finanziarie. Anche su questo punto la nostra posizione è ferma sin dall'inizio: il costo di tali scelte arbitrarie non deve, in alcun modo, gravare sulle spalle dei cittadini».

