In vista delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, anche Poggio Sannita si prepara al rinnovo del consiglio comunale. A tracciare un bilancio di fine mandato è il capogruppo di minoranza Tonino A. Palomba, che rivendica un’azione “ferma ma dialogante”, pur denunciando la scarsa attenzione della maggioranza verso le proposte dell’opposizione. Tra i temi evidenziati: spopolamento, servizi carenti, lavori pubblici e mancato coinvolgimento sui dossier più rilevanti. Non manca un appello a un confronto più maturo per il futuro del paese.
Testo integrale
NOTA AL TERMINE DEL MANDATO AMMINISTRATIVO 2020/2026
A nome mio personale e del gruppo consiliare di minoranza Uniti per Poggio Sannita, giunti al termine del mandato, porgiamo alla cittadinanza ed ai suoi rappresentanti istituzionali - sindaco, assessori e consiglieri comunali - i più cordiali saluti. Un sentito ringraziamento ai miei compagni di viaggio: Maria Pia Mancini e Giuliano Porrone, con i quali siamo stati in costante contatto, condividendo l’attività svolta.
Sei lunghi anni di amministrazione, protrattisi un anno in più a causa della pandemia che oltre l’immane tragedia delle vite perse, come sappiamo bene anche a Poggio, causò il posticipo delle comunali 2020. Nel corso dell’esperienza vissuta ci siamo adoperati al massimo delle nostre possibilità e, come annunciato fin dall’insediamento, abbiamo portato avanti una linea di opposizione ferma e di controllo. Quando ne sono ricorse le condizioni siamo stati dialoganti e propositivi, spesso abbiamo approvato le delibere all’unanimità. Detto questo, accettiamo sia le critiche, da parte di chi ci ha visti poco battaglieri e troppo morbidi con la maggioranza, che il riconoscimento di chi ha apprezzato il nostro operato, mai pregiudiziale ma sempre volto all’interesse del paese. Ringraziamo tutti e rispettiamo entrambi i punti di vista. Tuttavia si impone una considerazione, mai in 6 anni, l’esecutivo ha preso in esame le nostre istanze, né mai siamo stati coinvolti in temi significativi e di interesse generale. Emblematico in tal senso il Centenario del nome del paese e l’incredibile proposta del ritorno a Caccavone.
Nonostante ciò, abbiamo cercato di essere vicini in ogni modo al popolo di Poggio Sannita e di raccoglierne suggerimenti, lamentele, difficoltà. Quando ci è stato chiesto - e non di rado - abbiamo dato ai cittadini le necessarie indicazioni per affrontare e risolvere i loro problemi anche quelli minimi, come ad esempio contattare gli uffici comunali spesso inaccessibili anche telefonicamente. Abbiamo prodotto a decine fra: interrogazioni, accessi agli atti, istanze, manifesti, comunicati stampa e quant'altro ritenuto opportuno a condurre in maniera appropriata la nostra azione amministrativa.
Per avere contezza di quanto andavamo a deliberare ho cercato di documentarmi al meglio, prendendo visione degli atti, richiedendo sempre la consulenza dei responsabili dei servizi e discutendone con i colleghi del gruppo. Con l’occasione ringraziamo la segretaria e i dipendenti comunali che ci hanno sempre offerto ampia collaborazione, con disponibilità e professionalità.
Abbiamo portato avanti la nostra attività politico-amministrativa nella sede preposta cioè in consiglio comunale - personalmente ho partecipato a tutte le sedute - anche se nei fatti, il consiglio comunale si è rivelato, un organo lontano dai problemi della gente, mentre per definizione sarebbe l’istituzione più vicina ad essa.
I temi affrontati sono stati sempre gli stessi, solo atti dovuti. Tutte le sedute, sono state relegate a “deliberifici seriali”, intrise di argomenti di cui non può essere disconosciuta l’importanza, ma non a scapito di altri sottratti al costruttivo dibattito, la cui trattazione è avvenuta nelle “segrete stanze”, ma che restano in primo piano, anche a futura memoria. Quali?
- Lo spopolamento, il progressivo invecchiamento della popolazione e le possibili azioni di contrasto, l’imminente chiusura delle scuole come diretta conseguenza e la chiusura della casa di riposo, con la perdita di un servizio essenziale per la terza età e di posti di lavoro, che ha il sapore di un amaro ossimoro.
- I lavori pubblici, municipio chiuso da oltre 3 anni e pesanti ripercussioni per i cittadini, a cominciare dall’agghiacciante locale-ambulatorio di medicina di base, le polemiche mai sopite per le modifiche nel piazzale in via Roma (rotonda) e la tetra simbologia (camicia nera e cannone) del monumento adiacente; l’assetto del territorio e gli interventi per la frana in c.da Scalzavacca e nel centro urbano, che lasciano più di qualche dubbio. Le problematiche ambientali, l’impianto di compostaggio a Sprondasino, che resta un caso ancora aperto.
- Le criticità dei tributi e del servizio idrico integrato GRIM, i servizi comunali carenti (vigilanza urbana) ed il “singhiozzante” posto di operaio, tornato di “stretta attualità”.
- La valorizzazione del patrimonio culturale, anche di quello religioso e privato; la civiltà contadina “caccavo-poggese”, la storia e le tradizioni. L’assenza di una pro-loco.
- Una reale vicinanza alle attività professionali, imprenditoriali e commerciali attraverso azioni mirate, identificando le opportunità specifiche del nostro territorio.
Di queste e tante altre problematiche di interesse avremmo voluto dibattere …ed invece niente, se non brevi discussioni scaturite da interrogazioni o istanze (tipo “question time”) presentate dal nostro gruppo nel corso delle sedute “obbligando” il sindaco, a rispondere sbrigativamente o, più spesso, lasciate all’approfondimento della segretaria. Ma a noi e alla cittadinanza, interessava il punto di vista di chi aveva la responsabilità di prendere decisioni.
A poco più di un mese dalle prossime elezioni comunali facciamo il nostro in bocca al lupo ai due candidati sindaci e alle compagini che si contenderanno il governo cittadino. La campagna elettorale ha avuto uno scoppiettante avvio molto “mediatico-conviviale”, teso alla ricerca dei candidati per completare le liste e stilare i programmi.
Per quanto ci riguarda, tenuto conto delle assillanti problematiche da affrontare e del grave depauperamento demografico, la via maestra da seguire sarebbe stata quella di una lista, più che unica, unitaria, inclusiva di tutte le forze migliori del paese. Con una precondizione, cioè il passo indietro dei vertici della maggioranza e di chi è da anni sulla scena come il sottoscritto. Da parte mia ho sgomberato subito il campo, ma i passi indietro di sindaco e vicesindaco non ci sono stati o meglio i passi sono stati fatti solo “di lato”, il che non basta. Quindi l’ipotesi di una lista unitaria non è stata mai presa in considerazione.
Con trasparenza e responsabilità si poteva fare tutti uno sforzo in più, favorendo la nascita di un gruppo quale migliore espressione della collettività locale, con un programma utile, snello, credibile e la scelta condivisa di una guida che lasciasse prevalere il “noi” all’ “io”. Un’occasione per ridare al paese rinnovata armonia ed alle sue istituzioni la centralità persa, una proposta assecondata dalla maggior parte della cittadinanza; non di quanti si nutrono di autoreferenzialità, ambizioni, ripicche, rancori e divisioni (anche familiari), ma di certo dalla gente comune che cerca di andare avanti, tra le immani difficoltà che vivere in un piccolissimo, ancorché amato, paese comporta e che in molti ignorano, pur assurgendo a taumaturghi. Questa si, sarebbe stata una scelta vincente, dettata fra l’altro dall’esiguità del capitale umano da investire nelle istituzioni. Eloquenti si sono rivelati in tal senso sia l’affanno di queste ore, per completare le liste; sia nel corso degli anni, l’assenteismo e i banchi vuoti delle sedute consiliari con notevoli difficoltà per arrivare al numero legale.
Ma l’utopia dell’unità è rimasta tale e si è proceduto, del tutto legittimamente, con le solite logiche. Due candidati sindaci, per due liste contrapposte. In omaggio alla democrazia, si dirà. Certo, soprattutto, in questi nostri tempi difficili, travagliati, dispotici e diversamente blasfemi, nessuno perda di vista il valore della democrazia. Una democrazia autentica, la sovranità popolare che non può essere espropriata ma che rischia di diventare una maschera per celare intenti meno nobili. Il diritto dovere dei cittadini è quello di individuare e scegliere i loro rappresentanti migliori. Esiste ancora in questo paese una società civile con una coscienza critica e obbiettiva, che valuti quel che accade e chiami le cose con il loro nome, oltre le faziosità? O dobbiamo rassegnarci al “Vot’Antonio, vot’Antonio…” di circostanza? …Anche no!
Nell’imminenza del voto, la domanda si pone forse retorica. L’auspicio, comunque, è che nel prosieguo della campagna elettorale e soprattutto con l’amministrazione 2026/2031, smaltite in fretta le inevitabili scorie, tra vincitori e vinti si instauri un confronto maturo e proficuo. Basato su cose da fare necessarie piuttosto che su polemiche sterili, alla luce di una normale dialettica democratica, con l'esortazione a non scadere in forme aggressive o di scontro personale. Nei confronti dei cittadini elettori ci sia rispetto e lealtà, non la vicinanza di circostanza e le vacue promesse della campagna elettorale. Chi avrà il compito di amministrare, con spirito di servizio, dovrà farsi carico di complessità, emergenze e decisioni difficili per il paese e per quel pugno di famiglie che ne rimane. Coinvolgere i cittadini non solo è doveroso e corretto, ma è anche vantaggioso poiché permette di intercettare i reali bisogni collettivi e non (o non solo) i favori personali. L’attenzione si dimostra mantenendo fede agli impegni presi e spiegando con onestà eventuali cambi di rotta.
In definitiva, ci venga data l’opportunità di guardare al futuro di Poggio Sannita con l’ottimismo della ragione. Non cedere al fatalismo ma agire insieme su basi solide, affrontando la sfida cruciale, già in corso da tempo, quella per la sopravvivenza.
Alla vigilia del 25 aprile buona festa della Liberazione a tutti, augurando il meglio alla nostra comunità.
Poggio Sannita, 22 aprile 2026
Il capogruppo di minoranza UXPS
Tonino A. Palomba

