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Spopolamento, la montagna sta morendo

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Sono poco meno di 3mila (2.988 per la precisione) i residenti che hanno lasciato il medio e alto Vastese negli ultimi dieci anni. È come se una piccola cittadina si fosse trasferita altrove.
Esigenze lavorative in primis, poi la mancanza anche dei servizi più elementari stanno determinando il declino inarrestabile delle zone interne. Il destino per i piccoli centri del Vastese è quasi sempre lo stesso. Tanti i giovani che partono per studiare e lavorare nelle città italiane e straniere che non fanno ritorno a causa di un territorio incapace di offrire uno sbocco alle competenze acquisite negli anni di studio o nelle esperienze passate.

A rivelarlo sono i freddi dati dell’Istat. Dal 1 gennaio 2002 al primo gennaio 2012, la ‘fuga’ è stata lenta, ma inesorabile.

ALTO VASTESE MAGGIORMENTE COLPITO. A soffrire maggiormente negli ultimi 10 anni sono stati tre comuni dell’alto Vastese. Al primo posto Schiavi d’Abruzzo, passata da 1.394 a residenti a 927 residenti; un saldo passivo di ben 467 unità. Subito dietro c’è Castiglione Messer Marino che al primo gennaio 2002 contava 2.220 anime; dopo 10 anni si è attestato a 1.889 residenti (-331). Ed è ampiamente negativo anche il saldo di Torrebruna: la popolazione qui è scesa di 254 unità, passando da 1.168 a 914 abitanti. Poco peggio Roccaspinalveti: da 1.662 a 1.452 residenti (-237).
Anche Gissi, tra i maggiori comuni del medio Vastese, nonostante la presenza di un discreto nucleo industriale, ha accusato il colpo. Al primo gennaio 2012 la popolazione è scesa sotto le 3mila unità: da 3.087 a 2.937 (-150).
Sia chiaro: non esiste nelle zone collinari e montane del Vastese un piccolo comune che abbia un bilancio positivo. La situazione si fa meno nera scendendo verso la costa. I comuni che hanno risentito meno dei flussi migratori sono quelli che si trovano a minore distanza dai grandi centri. In 10 anni la popolazione di Dogliola è diminuita ‘solo’ di 24 unità (da 414 a 390). Il passivo è meno pesante anche per Fresagrandinaria (da 1.083 a 1.052, -31) e Lentella (da 768 a 730, -38).

SOTTO QUOTA MILLE. In questi ultimi 10 anni per diversi comuni gli anni d’oro del proprio sviluppo demografico sono diventati solo un ricordo. Palmoli, ad esempio, è l’ultima realtà in ordine di tempo a essere scesa sotto i mille abitanti. Al primo gennaio 2011 i residenti si erano attestati poco sopra tale quota: 1.002. Nell’ultima rilevazione sono inesorabilmente scesi a 980 (in 10 anni sono stati perse 179 unità).
La stessa sorte è toccata a Celenza sul Trigno (scesa sotto i 1.000 nel 2010 e ora con 969 abitanti), e le già citatate Schiavi d’Abruzzo (nel 2011) e Torrebruna (nel 2010).
Senza una difficile inversione di tendenza le prossime realtà ad abbandonare la ‘quota mille’ saranno San Buono con 1.017 abitanti e Casalanguida scesa a 1.004.

SOLO 212 ABITANTI. San Giovanni Lipioni si aggiudica la palma di comune più piccolo del Vastese: solo 212 residenti, contro i 286 di 10 anni fa. Molto probabile che in breve scenda addirittura sotto i 200. Seguono poi Dogliola (390) e Fraine (393).

CHI SI SALVA? Anche le piccole cittadine in posizione più decentrata hanno la loro flessione. Casalbordino ha registrato un calo di 202 unità, Scerni di 309.
Incrementi nella popolazione negli ultimi 10 anni ci sono stati solo in quattro comuni del Vastese: Vasto, San Salvo, Cupello e Monteodorisio.
A Vasto c’è stata una crescita di 3.405 unità. San Salvo è arrivata a ridosso dei 20mila abitanti con 1.642 residenti in più. Cupello registra un saldo attivo di +444, mentre Monteodorisio di +153.
Gli ultimi dati Istat, però, riservano una sorpresa. Dopo 10 anni di crescita ininterrotta anche Vasto e San Salvo (oltre a Cupello e Monteodorisio) registrano un calo nell’ultima rilevazione. Vasto, nell’ultimo anno, è scesa sotto le 40mila unità (38.792), mentre San Salvo ha perso circa 500 residenti (da 19.401 a 18.903).

È evidente come non si possa rinviare più uno sviluppo condiviso dei comuni interni che salvi gli stessi dall'unico destino ora prefigurato: quello di diventare esclusivamente tranquille mete estive conosciute solo per sagre e feste.

 

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