Il recente studio della Caritas Diocesana, da sempre attenta alle fragilità sociali del territorio, fotografa con chiarezza una realtà che conosciamo bene: lo spopolamento dei comuni alto molisani tra il 1992 e il 2024 (dati ISTAT).
Tra questi, Poggio Sannita risulta essere il comune maggiormente colpito, con un calo demografico impressionante pari al 54,2%. Un dato che non sorprende, ma che continua a pesare come un macigno sul futuro della nostra comunità .
Non è una novità : anni fa alcune proiezioni statistiche, sempre basate su dati ISTAT, arrivavano perfino a ipotizzare la possibile scomparsa del paese entro il 2037. Uno scenario estremo, certo, ma che ci obbliga a una domanda semplice e inevitabile: che cosa stiamo facendo davvero per invertire questa tendenza?
Il contrasto allo spopolamento è diventato da tempo un tema centrale nel dibattito sulle aree interne. Le proposte non mancano, alcune serie, altre più teoriche o persino fantasiose. Eppure, il rischio è che tutto si riduca a un refrain ripetuto da decenni, mentre il fenomeno continua ad avanzare.
Perché lo spopolamento non è iniziato ieri. È iniziato quando i nostri paesi avevano ancora servizi attivi, ospedali funzionanti, e rappresentanze istituzionali forti a tutti i livelli, da Campobasso fino a Roma. E forse è proprio lì che dovremmo tornare a riflettere, senza rimozioni né semplificazioni.
Oggi la domanda resta aperta e urgente: oltre le parole, esiste ancora la possibilità di costruire un percorso concreto per salvare il futuro delle nostre comunità ? Possiamo davvero rinunciare al fatalismo e tornare ad agire insieme, su basi solide, per affrontare la sfida decisiva della sopravvivenza dei nostri paesi?
Sono interrogativi che non riguardano solo i numeri, ma le persone. E che arrivano da chi qui è rimasto, da chi qui ha scelto di vivere e far crescere una famiglia, con la responsabilità quotidiana di immaginare ancora un domani.

