I sindaci di Agnone, Isernia, Termoli e Cerro al Volturno criticano il nuovo Piano Operativo Sanitario, denunciando possibili tagli e riconversioni di servizi essenziali. Sotto accusa la riduzione di punti nascita, emodinamica e guardie mediche, con timori per la tenuta del sistema sanitario nelle aree più fragili del Molise
Questa la nota ei sindaci:
“Il nuovo Piano Operativo Sanitario è un freddo documento che non guarda negli occhi di chi ha bisogno. È un rigido calcolo ragionieristico che ignora la geografia, la demografia e, soprattutto, la dignità della popolazione molisana. Di fronte a questo disegno che smantella i presidi fondamentali del nostro territorio, la nostra posizione e quella delle comunità che rappresentiamo è di totale, ferma e intransigente contrarietà.
Non possiamo assistere in silenzio al sistematico indebolimento delle nostre strutture sanitarie, a partire dall'ospedale Veneziale di Isernia, dove il taglio del punto nascite priva un’intera provincia di un servizio essenziale per la natalità. Allo stesso modo, la cancellazione del servizio di emodinamica all’ospedale San Timoteo di Termoli rappresenta una scelta drammatica per il basso Molise, un’area ad altissima densità turistica, dove la tempestività d'intervento nei casi di infarto è l'unico fattore discriminante tra la vita e la morte. Questo disegno di progressivo abbandono colpisce al cuore anche le nostre aree interne e montane con la riconversione del presidio di area disagiata Caracciolo di Agnone in ospedale di comunità, una trasformazione che svuota di fatto una struttura fondamentale e condanna l'alto Molise a una strisciante forma di spopolamento e isolamento. A completare questo quadro desolante si aggiunge il taglio diffuso delle guardie mediche su tutto il territorio regionale, un provvedimento che cancella il primo e più immediato filtro sanitario per i cittadini, lasciando i piccoli Comuni privi di un’assistenza prossima.
Non possiamo e non vogliamo accettare che il diritto fondamentale alla salute, solennemente sancito dalla nostra Costituzione, venga subordinato a rigide logiche numeriche totalmente estranee alla nostra realtà. Il Molise ha una conformazione orografica complessa, una popolazione con un'alta percentuale di anziani e collegamenti viari notoriamente difficili: applicare ciecamente i decreti ministeriali sui volumi prestazionali senza calarli nel contesto locale significa, nei fatti, negare il diritto alle cure e decretare la cittadinanza di serie B per i molisani.
La Costituzione italiana garantisce la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e in nessun articolo è scritto che questo diritto debba valere solo se si risiede in una regione da milioni di abitanti. Un cittadino che vive nelle nostre aree interne o lungo la costa ha lo stesso identico diritto di salvarsi da una patologia tempo-dipendente o di far nascere in sicurezza il proprio figlio rispetto a chi vive nei grandi centri urbani del Paese. La sanità pubblica non può essere considerata una spesa da tagliare per far quadrare i bilanci, ma deve rimanere un investimento imprescindibile sulla vita delle persone. P
er questo motivo rivolgiamo un appello fermo a tutte le istituzioni per scongiurare l’applicazione del Piano Operativo e per aprire un confronto reale finalizzato a ottenere le deroghe necessarie per il Molise. Non resteremo a guardare mentre viene compromesso il futuro dei nostri territori”.
Questo quanto dichiarato da Daniele Saia, sindaco di Agnone, Piero Castrataro, sindaco di Isernia, Nico Balice, sindaco di Termoli, e Remo Di Ianni, sindaco di Cerro al Volturno.

