La Giunta regionale del Molise prende posizione critica sul Programma Operativo della Sanità 2026-2028 approvato dal Commissario ad acta, ma senza procedere alla sua impugnazione davanti al TAR. Un passaggio che aggiunge un elemento di forte ambiguità al quadro istituzionale già segnato da numerosi ricorsi promossi da Comuni e associazioni.
Con una delibera di indirizzo politico-amministrativo, il presidente e la Giunta esprimono “profonda perplessità” sul POS 2026-2028, chiedendone la revisione e contestando la coerenza dell’impianto programmatorio rispetto ai dati socio-sanitari del territorio e alla capacità di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza.
Nel documento vengono evidenziate presunte criticità istruttorie e una mancata adeguata considerazione delle esigenze reali della popolazione molisana, oltre agli investimenti già sostenuti dalla Regione in personale, stabilizzazioni e dotazioni tecnologiche.
Tra i punti più contestati figurano la disattivazione del punto nascita di Isernia, la chiusura del laboratorio di emodinamica di Termoli, la riconversione dell’ospedale “Caracciolo” di Agnone in ospedale di comunità e la rimodulazione della rete dell’emergenza-urgenza con un maggiore orientamento dei flussi verso la Regione Puglia.
La Giunta sottolinea inoltre di aver già rappresentato tali criticità al Commissario ad acta, insieme alle osservazioni di numerosi enti locali e associazioni di categoria, senza ottenere modifiche sostanziali al piano.
Il punto politicamente più rilevante è però un altro: la Regione, pur contestando nel merito il POS e chiedendone la revisione, non ha promosso autonoma impugnazione davanti al TAR Molise, dove invece risultano già pendenti ricorsi da parte di Comuni e soggetti del territorio. Le udienze cautelari sono fissate per il 15 luglio 2026.
Questa scelta determina un evidente cortocircuito istituzionale: da un lato la Regione, che è parte istituzionale della governance sanitaria e formalmente soggetto coinvolto nei procedimenti, critica duramente il piano; dall’altro non attiva direttamente il contenzioso amministrativo, lasciando ai ricorrenti privati ed enti locali l’iniziativa giudiziaria.
La delibera sarà trasmessa al Commissario ad acta, alla Direzione generale per la Salute e all’Avvocatura dello Stato, con la richiesta implicita di riconsiderare il programma operativo.
Uno scenario che rischia di avere riflessi anche sul piano giurisdizionale, dove la stessa Regione si trova formalmente in posizione difensiva del piano contestato, mentre sul piano politico ne mette in discussione presupposti e istruttoria.
