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Agnone, presentato "Corpi al macello" di Giovanni Mancinone: la testimonianza di Eva Longo dà voce alle vittime sul lavoro

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Un viaggio tra memoria, verità e giustizia per accendere i riflettori su una delle più gravi emergenze del Paese: le morti sul lavoro. È questo il filo conduttore della presentazione ad Agnone del libro Corpi al macello del giornalista molisano Giovanni Mancinone, organizzata dal Centro Studi  Centro Studi Alto Molise " Luigi Gamberale" in collaborazione con l'associazione La Repubblica di Maiella.

Ad aprire l'incontro è stata la presidente del Centro Studi Agnonese, Ida Cimino, seguita dal giornalista di Telemolise Maurizio D'Ottavio, che ha coordinato il dibattito. Tra gli ospiti anche l'avvocato Vincenzo Attademo di Agnone.

Pubblicato da Rubbettino e impreziosito dalla prefazione dell'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, il volume raccoglie tredici storie e altrettante inchieste che ricostruiscono i retroscena, le dinamiche e il lungo percorso di ricerca della verità e della giustizia affrontato dai familiari delle vittime di incidenti sul lavoro.

Per raccontare queste vicende, Mancinone ha scelto di entrare nelle case di mogli, madri, figli e amici di lavoratori morti nelle miniere, nei cantieri, nelle campagne, nelle fabbriche e sulle strade, intrecciando le testimonianze con un rigoroso lavoro di ricerca su atti giudiziari, archivi pubblici e privati e documenti storici. Ne emerge un quadro drammatico in cui sfruttamento, subappalti, lavoro nero, caporalato, precarietà e scarsa formazione continuano ad alimentare una vera e propria strage silenziosa.

Ma il momento più intenso della serata è stato senza dubbio quello della testimonianza di Eva Longo, figlia di Francesco Paolo Longo, l'operaio di Agnone che perse la vita il 4 maggio 1974 durante i lavori di costruzione del viadotto sul torrente Sente, infrastruttura che collega l'Alto Molise all'Abruzzochiuso al traffico oramai da 8 anni.

Con parole semplici ma cariche di emozione, Eva Longo ha ripercorso il dolore di una famiglia segnata da una tragedia che ha cambiato per sempre la propria esistenza. Un racconto che ha commosso il pubblico presente, trasformando una vicenda personale in una riflessione collettiva sul valore della sicurezza nei luoghi di lavoro e sul diritto di ogni lavoratore a tornare a casa.

Il viadotto Sente porta oggi il nome di Francesco Paolo Longo, un'intitolazione che rappresenta un doveroso riconoscimento alla sua memoria. La proposta fu avanzata dal giornalista Domenico Lanciano, affinché il sacrificio dell'operaio agnonese non venisse dimenticato e diventasse un monito permanente per le future generazioni.

L'intervento di Eva Longo ha dato un volto umano ai numeri delle morti bianche, ricordando come dietro ogni incidente ci siano famiglie costrette a convivere con un'assenza che non si colma e con una giustizia spesso attesa per anni. Un messaggio che si è intrecciato perfettamente con quello del libro di Mancinone, che denuncia una realtà ancora troppo spesso considerata inevitabile, quando invece potrebbe essere prevenuta attraverso investimenti, controlli e una cultura della sicurezza realmente condivisa.

La serata si è conclusa con un confronto tra autore e relatori sul tema della tutela dei lavoratori e sulla necessità di mantenere alta l'attenzione pubblica. Un appuntamento che ha saputo coniugare informazione, memoria e impegno civile, ribadendo che raccontare le storie delle vittime significa restituire loro dignità e contribuire a costruire una maggiore consapevolezza collettiva.

Perché, come è emerso con forza dall'incontro di Agnone, dietro ogni morte sul lavoro non c'è soltanto una statistica, ma una vita spezzata, una famiglia ferita e una comunità che ha il dovere di non dimenticare.

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