Carovilli (IS) — Lo scorso 3 luglio, la stazione di Carovilli-Roccasicura è tornata a essere, per
un'intera giornata, il cuore pulsante di una comunità . Un treno fotografico ha conquistato la
scena per le riprese del nuovo film di Riccardo Milani, "Salute!". Vedere sostare Antonio
Albanese sulla banchina, nei panni di un passeggero in attesa di un convoglio in arrivo nella
fantasiosa "Pietramolise", ha regalato una suggestione potente.
Eppure, dietro la magia della finzione cinematografica, si nasconde una realtà amara e irrisolta:
l'attore ha vissuto per copione ciò che all'intera comunità altomolisana è negato nella vita reale
ormai dal dicembre 2010.
La scure dei "rami secchi" e il paradosso dei costi
Da quasi quindici anni, la scellerata teoria dei cosiddetti "rami secchi" ha portato alla
sospensione del servizio ordinario lungo la storica tratta Sulmona-Isernia. Una linea giudicata
"troppo costosa" dalle Ferrovie dello Stato di allora, in procinto di trasformarsi in una Trenitalia
sempre più orientata agli investimenti a mercato e, di conseguenza, sempre più lontana dalle
reali esigenze di mobilità dei territori periferici.
In questo contesto, è fondamentale sottolineare un aspetto che rende la situazione ancora più
stridente: la linea non è chiusa, bensì sospesa. Essendo tale, è costantemente oggetto di
manutenzioni ordinarie e straordinarie. Lo dimostrano gli 800mila euro appena stanziati per
abbellire la stazione di Castel di Sangro. Questo dato fa un rumore assordante quando si parla
di "sostenibilità economica", perché impone una domanda diversa: se si spendono soldi pubblici
per mantenere una linea sospesa senza chiedersi nulla della sostenibilità dell'investimento, non
ha molto più senso investire anche in un contratto di servizio sperimentale che pensi ai giorni
feriali? Un servizio che guardi a quei luoghi nuovamente ripopolati di studenti e lavoratori, come
succedeva fino a poco tempo fa.
Tutti si preoccupano di quanto costi riaprire una ferrovia, ma nessuno ha ancora chiaro quanto
sia deficitario, in termini di costi sociali e investimenti improduttivi, ostinarsi a tenerla chiusa.
Il miracolo del treno turistico: una vittoria, ma non un traguardo
In questo vuoto istituzionale, il 4 marzo 2012 l'associazione LeRotaie ha dato il via a un sogno
visionario: il treno turistico. Alla guida di quel primo convoglio c'era l'ingegner Luigi Cantamessa,
divenuto successivamente direttore dell'ormai consolidata Fondazione FS Italiane. Oggi, quel
treno turistico è gestito in maniera abilmente imprenditoriale ed è diventato un formidabile
vettore di pubblico.
Tuttavia, questo successo ha un rovescio della medaglia. L'interesse diffuso per la ferrovia si
risveglia quasi esclusivamente in occasione di richieste esplicite per soste durante feste
tradizionali o eventi in cerca di visibilità . Nessuno, a livello istituzionale, ha più palesato un
interesse concreto per il ripristino del servizio passeggeri ordinario. Viene da chiedersi: a chi
giova investire su una linea che non può portare passeggeri, ma solo turisti che rischiano di
trovarsi spettatori della desolazione di paesi svuotati proprio dalla carenza di servizi?
Le ferrovie non sono giocattoli per il fine settimana
Questa rassegnazione è il sintomo grave di una disattenzione diffusa nei confronti dei servizi
indispensabili alla quotidianità . Si è fatta strada la pericolosa convinzione che il turismo (spesso
"pagato da altri" e vissuto in modalità mordi-e-fuggi) sia sufficiente, da solo, a salvare i nostri
paesi da una drammatica emorragia demografica. Non è così.
A questo proposito, ci piace ricordare che i membri di questa associazione già 15 anni fa
protestarono calcando tutte le traversine della linea in un simbolico cammino al fianco dello
scrittore Riccardo Finelli, autore del libro "Coi binari fra le nuvole", divenuto emblema della
nostra protesta. Un cammino resistente, degno di paragoni con la tenda a presidio di un
ospedale o la fiaccolata per impedire la chiusura di una scuola di montagna.
Non abbiamo ancora visto il film di Riccardo Milani, ma l'auspicio è che "Salute!" possa
finalmente dare la sveglia a un intero ambito ipnotizzato dal sogno turistico. Le infrastrutture
ferroviarie non sono attrazioni da luna park o giocattoli da rispolverare solo nel fine settimana:
sono presìdi di civiltà , strumenti fondamentali e imprescindibili per invertire la tendenza dello
spopolamento. Riempirsi la bocca di concetti come "rilancio delle aree interne", "smart working"
e "digitalizzazione", dimenticando l'importanza primaria di modelli di trasporto concreti e
funzionanti sul territorio, è un'ipocrisia inaccettabile.
È una grave disattenzione che, a 15 anni dalla progressiva smobilitazione dei collegamenti e
dalla sospensione del servizio sulla linea Pescara-Napoli, il nostro territorio sta pagando a un
prezzo durissimo. Un prezzo che appare ancora più incomprensibile se si considera che
quest'asse ferroviario rappresenterebbe, per un intero Appennino interno spesso coinvolto in
strategie anti-spopolamento rivelatesi fallimentari, la vitale connessione strategica verso le reti
ad Alta Velocità (AV) e verso ben due aeroporti internazionali.
Il cinema ha riportato il treno a "Pietramolise". Ora spetta alla politica e alle istituzioni l'obbligo di
riportare i treni, quelli veri e quotidiani, a Carovilli e in tutto l'Alto Molise.

