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Campo largo, ma non sulla guerra: Schlein e Conte divisi sull’Ucraina

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Campo largo, idee opposte C’è qualcosa di quasi comico nel cosiddetto Campo largo: più cercano di stare insieme, più spiegano perché non possono farlo. Elly Schlein dice: «Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin». Giuseppe Conte, praticamente nelle stesse ore, replica: «Non può essere che vinca Schlein e, a quel punto, si diano a gogò armi all’Ucraina». E aggiunge che il Movimento 5 Stelle non può sottoscrivere un programma che continui, in politica estera, sulla linea di Giorgia Meloni. Benissimo. Almeno è tutto chiaro. Schlein vuole continuare a sostenere militarmente l’Ucraina. Conte vuole impedirglielo. E questi dovrebbero presentarsi insieme agli italiani per governare il Paese. 

Non stanno litigando sull’aliquota Irpef o sulla durata di un bonus. Stanno litigando sulla collocazione internazionale dell’Italia, sulla guerra in Europa, sui rapporti con gli alleati, sulla sicurezza del continente. Cioè su quelle questioni sulle quali un governo non può permettersi di avere contemporaneamente due politiche opposte. Eppure continuano a chiamarlo Campo largo. Largo certamente. Tanto largo da contenere una cosa e il suo contrario. Il capolavoro, però, sono le primarie. Conte vuole contendere a Schlein la leadership della coalizione. Immaginiamo dunque il prodigio: vince Schlein e Conte dovrebbe sostenere una premier che manda le armi che lui non vuole mandare. Vince Conte e Schlein dovrebbe sostenere un premier che interrompe o ridimensiona quella politica verso l’Ucraina che lei considera giusta e necessaria. Non sono primarie. È una lotteria di politica estera. 

E dietro c’è l’equivoco fondamentale del Campo largo: credere che essere contro Meloni sia già un programma di governo. Non lo è. Un’alleanza può sopportare differenze sulle tasse, sulle pensioni, perfino su qualche riforma. Ma quando uno dice «continueremo a sostenere l’Ucraina» e l’altro risponde «con me quelle armi non partiranno», prima di scegliere il candidato premier bisognerebbe scegliere da che parte stare. Altrimenti più che un Campo largo è un condominio litigioso: tutti vogliono cacciare l’amministratore, ma nessuno ha ancora deciso cosa fare del palazzo. E Putin, probabilmente, ringrazia.

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