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A Campobasso continuano a spartirsi le poltrone mentre il territorio si svuota e Agnone muore.

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Due anni fa, il già Presidente e oggi Assessore Michele Iorio, con cui ho polemizzato fin dal 1990 circa l'inutilità per i molisani di vivere in una inconsistente autonoma regione Molise, incontrandomi disse: "come vede Delli Quadri, dopo altre 30 anni sono ancora qua".  Gli risposi: "Certo, lei è ancora qui. Dove sono i molisani?"

 
Nel 1990 scrivevo una frase che oggi avrei preferito fosse smentita dai fatti: «Si profila, all'orizzonte, lo spopolamento dell'Alto Molise».

 

Non era una profezia. Non serviva la sfera di cristallo. Bastava mettere insieme economia, demografia e geografia e avere il coraggio di guardare un po' più lontano del proprio naso.
 

Nell'Ottocento, Agnone aveva sfiorato i 12.000 abitanti. Nel 1951 ne contava 9.664. Nel 1971 erano già 6.749. Nel 2001 5.842. Nel 2021 appena 4.731. Al 31 agosto 2026, siamo arrivati a 4.462 residenti. Dal 1951 abbiamo perso più della metà della popolazione.
 

Ma c'è un numero ancora più terribile. Nei primi 8 mesi del 2026 ad Agnone sono nati 17 bambini. Diciassette. Nello stesso periodo sono morte 43 persone. E mentre 73 persone si sono iscritte all'anagrafe, 96 se ne sono cancellate. Questo non si chiama declino. Si chiama estinzione demografica.

 

E adesso basta raccontarci che è colpa dei tempi, della denatalità nazionale, della montagna, dei giovani che non vogliono restare. Tutto vero, in parte. Ma non basta. Perché già trentasei anni fa indicavamo esattamente la malattia: dipendenza dall'assistenzialismo, economia fragile, isolamento, incapacità progettuale, emigrazione delle energie migliori e una Regione troppo piccola per avere forza e troppo centralizzata per occuparsi davvero delle proprie periferie. Scrivevo allora che le ridotte dimensioni del Molise non consentivano di sviluppare le capacità progettuali richieste dal mondo moderno. Scrivevo che, quando le risorse fossero diminuite, a pagare sarebbero state soprattutto «le zone interne di scarso interesse elettorale e scarso peso specifico come l'Alto Molise». È accaduto.

 
E Campobasso? Campobasso ha continuato a essere il centro del sistema. Regione, assessorati, apparati, società, incarichi, consulenze, clientele, equilibri politici, distribuzione delle risorse. Non accuso qualcuno di essersi messo illegalmente i soldi in tasca: sarebbe un'accusa che richiede prove e nomi. Accuso un sistema politico di avere divorato il futuro di un territorio. Questa è la vera casta di Campobasso. Una casta non necessariamente di corrotti, ma di conservatori del proprio potere, questo si. Gente capace di discutere per mesi di un assessorato, una presidenza, una direzione generale, una candidatura, mentre interi paesi perdono abitanti, scuole, servizi, ospedali, giovani, imprese e speranza.

 
Hanno difeso il Molise sulla carta mentre lasciavano morire il Molise reale.

 
E adesso che qualcuno torna a parlare di aggregazione della provincia di Isernia all'Abruzzo, improvvisamente si scopre (vero Presidente Di Giacomo, vero Direttora Petescia?) l'amore sconfinato per l'unità regionale oppure si tenta di spaventare i pochi rimasti di diventare pattumiera d'Italia (quelle finesse!!!).

Dov'era questo amore mentre l'Alto Molise si svuotava? Dov'era quando Agnone perdeva migliaia di abitanti? Dov'era mentre i giovani prendevano la valigia? Q mentre diventava sempre più difficile mantenere servizi sanitari, collegamenti, scuole e attività economiche in un territorio che perdeva la materia prima di qualsiasi comunità: gli uomini e le donne che ci vivono?

 
Adesso ci spiegano che il Molise non si tocca. Ma il Molise lo avete già toccato. Lo avete consumato. Anzi, come diceva il mio amico Gustavo Tempesta, ve lo siete mangiato senza pane.

 
Trentasei anni dopo non pretendo che qualcuno riconosca che avevamo ragione. Pretendo che si guardi ai numeri.
9.664. e poi 6.749. e poi 5.842. e poi 4.731 e ora 4.462. Questa è la risposta a tante chiacchiere.

 
La casta campobassana può continuare a difendere palazzi, confini, poltrone e piccoli poteri. Può continuare a dirci che senza Campobasso saremmo perduti.

La verità è che ci siamo perduti restando con Campobasso. 

 
E mentre la Casta difende il contenitore, il contenuto scompare.

 
 


 

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