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Sanità pubblica o privata? Per Frattura e i suoi non ci sono dubbi!

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Nella seduta monotematica sulla Sanità il MoVimento 5 Stelle ha provato per l’ennesima volta a ridare dignità alla Sanità molisana, proponendo un documento che mirava a unire l’intera Assise per ribadire la prevalenza della Sanità pubblica su quella privata. Un concetto semplice semplice, con un chiaro elemento risolutivo: imporre che l’85% del budget previsto nel fondo regionale venisse destinato alle strutture pubbliche!

Invece, per quanto riguarda le imposizioni penalizzanti per il Molise, previste nel famigerato regolamento del Balduzzi, abbiamo proposto una soluzione che puntasse a evidenziarne le illogicità, sostenendo che la garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza debba prevalere sui meri numeri che evidentemente ci penalizzano. Fare quindi una scelta sull’organizzazione della rete ospedaliera regionale caratterizzando il Cardarelli di Campobasso come DEA di II livello, il Veneziale di Isernia e il S. Timoteo di Termoli come DEA di I livello e “tutelando” l’Alto-Molise, considerando il Caracciolo di Agnone ospedale di zona disagiata.

Ancora una volta tutto questo è stato respinto! Si è assistito a un paradosso: prima si è votato un documento che impegnava Frattura a contestare al Governo i limiti imposti dal Decreto Balduzzi (no a strutture ospedaliere complesse – DEA II livello – in Regioni con popolazione inferiore a 600.000 abitanti), salvo poi ascoltare dallo stesso Frattura la chiara e manifesta volontà di non aver alcun interesse per una struttura di questo tipo in regione.

Non solo. Il voto sul rapporto pubblico-privato aveva una forza superiore a mille richieste di sfiducia ed era legittimato anche dal sostegno di tutti i cittadini e i comitati che ne hanno condiviso l’impostazione. Ma il centrosinistra e il centrodestra hanno deciso di non sostenere questa posizione, di fatto annunciando la volontà di andare verso la privatizzazione della Sanità molisana.

Così ora all’orizzonte ci sono la spada di Damocle del Commissariamento, un Tavolo Tecnico che resta sempre critico e un Governo nazionale che si pone costantemente in atteggiamento di chiusura.
In conclusione: non bisogna più bussare alla porta di nessuno con il cappello in mano, ma ridare dignità alla nostra Regione se ancora vogliamo sostenerne l’esistenza!

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