L’antropologia nativa e la storia delle religioni si incontrano in una tesi d’eccellenza tra Padova e Venezia. Al centro dello studio, la ‘Ndocciata come dispositivo di resistenza e identità.
AGNONE. Il fuoco di Agnone non smette di ardere, ma questa volta lo fa tra le prestigiose aule accademiche del Nord Italia. Riccardo Longo ha conseguito il titolo di Dottore Magistrale in Scienze delle Religioni nel corso interateneo dell'Università degli Studi di Padova e la Ca' Foscari di Venezia, portando all’attenzione della commissione una ricerca di profondo valore storiografico e antropologico sulla sua terra d'origine.
Una ricerca tra passato e modernità
Il lavoro di Longo si è concentrato su un’analisi rigorosa delle permanenze simboliche e dei complessi processi di risemantizzazione che caratterizzano oggi i riti del fuoco. Non una semplice descrizione della festa, dunque, ma un’indagine condotta con i raffinati strumenti della storia delle religioni, volta a comprendere come simboli antichissimi riescano a sopravvivere e a trasformarsi nella società contemporanea.
Protagonista assoluta della tesi è stata la ‘Ndocciata. Longo ha saputo collocare il rito agnonese all'interno dei recenti e ambiziosi percorsi di tutela avviati dalla comunità: dalla candidatura di Agnone a Capitale Italiana della Cultura 2026, al progetto della Rete dei Fuochi Cerimoniali, fino alle concrete prospettive verso il riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell'Umanità UNESCO.
Il valore del "Sacro" oggi
Uno dei punti di forza della ricerca risiede nel superamento del "romanticismo nostalgico". Longo ha dimostrato come la ‘Ndocciata non sia un "fossile" di epoche remote, ma un organismo vivente. Attraverso il paradigma dell’antropologia nativa — ovvero lo sguardo di chi il rito lo vive dall'interno sin dall'infanzia — lo studioso ha rintracciato le nuove sedi del "sacro": non più solo nella cornice religiosa istituzionale, ma nel rigore gestuale dei portatori, nel passaggio generazionale e nella gestione del fuoco come "cultura della custodia".
Un "Margine" che torna Centro
L’indagine conferma come la celebrazione ignea rappresenti per Agnone una forma di resistenza culturale. In un’epoca di omologazione, il rito si propone come un’ossatura sociale capace di far dialogare la tradizione con la modernità. Come sottolineato nel dossier di candidatura citato nella tesi, Agnone dimostra di essere un "Margine al Centro", dove il fuoco non serve più solo a illuminare il cammino delle vigilie passate, ma a rischiarare l'identità futura di un intero territorio.

