Trivento, all’Istituto Omnicomprensivo “Nicola Scarano” studenti protagonisti nel ricordo di don Gianico

Le classi terze della scuola secondaria di primo grado in dialogo con gli ex convittori per riscoprire l’eredità educativa e umana del sacerdote.

Mario Di Laudo
30/04/2026
Attualità
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Sono stati gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Omnicomprensivo “Nicola Scarano” i protagonisti della mattinata dedicata a don Bertrando Gianico (Roccavivara, 12 maggio 1902 - Roma, 10 agosto 2001), svoltasi oggi presso l’auditorium “Rita Fossaceca” di Trivento. Attraverso domande e momenti di confronto diretto con gli ex convittori, i ragazzi hanno guidato un incontro intenso e partecipato, pensato per trasmettere alle nuove generazioni l’eredità educativa e umana di una delle figure più significative del Novecento molisano.

L’iniziativa, intitolata “In ricordo di don Bertrando Gianico”, ha trasformato l’auditorium in uno spazio di memoria viva, dove passato e presente si sono incontrati grazie alla curiosità e alla sensibilità degli alunni, chiamati a intervistare chi quel tempo lo ha vissuto in prima persona. Nel Convitto Vescovile fondato e guidato da don Gianico vivevano circa 200 ragazzi, di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, molti dei quali provenienti da famiglie povere, contadine o segnate dalle difficoltà del dopoguerra. Per tanti giovani, quel luogo fu la possibilità concreta di studiare, formarsi e costruire un futuro diverso.

Tra le domande poste dagli studenti, una delle più significative ha riguardato ciò che rendeva speciale il metodo educativo di don Gianico rispetto a quello di altri educatori del suo tempo. A rispondere è stato Pasquale D’Elisa, ex convittore ed ex dirigente scolastico, che ha descritto il sacerdote come una personalità poliedrica, capace di intuizioni moderne e di grande profondità culturale. Secondo D’Elisa, don Gianico era convinto che il progresso civile, morale ed economico di una comunità dipendesse dalla scuola, ma ancor prima dalla padronanza della lingua. Negli anni Cinquanta molti ragazzi arrivavano in convitto con un lessico povero, spesso limitato al dialetto. Egli comprese che offrire parole significava offrire strumenti di pensiero, libertà e crescita. Una visione che richiama quella di don Lorenzo Milani, per il quale il possesso della parola e della cultura costituiva una condizione essenziale per la libertà e la piena coscienza civile.

Un’altra domanda dei ragazzi ha riguardato l’attualità del suo insegnamento: i principi educativi di don Gianico possono ancora essere applicati nella scuola di oggi? Le testimonianze raccolte nel corso dell’incontro hanno evidenziato una risposta chiara: sì, e forse oggi più che mai. Uno degli ex convittori, successivamente divenuto insegnante e dirigente scolastico, ha sottolineato come la scuola sia riuscita a ricreare, per un giorno, lo spirito del convitto, coinvolgendo gli studenti in modo autentico e rendendoli partecipi di quella storia. Ha inoltre rivolto parole di apprezzamento al dirigente scolastico, ai docenti e agli alunni per l’attenzione mostrata. È emerso come don Gianico avesse anticipato temi oggi centrali nella didattica moderna: il sostegno ai più deboli, il recupero delle fragilità, l’idea che nessuno debba restare indietro. In anni difficili, quando molti studenti erano orfani o privi di mezzi culturali, offrì loro l’occasione di colmare distanze sociali profonde attraverso lo studio. Molto avanzata per il tempo fu anche la sua sensibilità verso l’istruzione femminile. Don Gianico promosse infatti il convitto femminile in un’epoca in cui spesso i percorsi scolastici privilegiavano i maschi, mentre alle ragazze venivano riservate opportunità ridotte. La sua richiesta di parità educativa segnò una scelta coraggiosa e innovativa.
 

Alla domanda dei ragazzi su quale consiglio don Gianico darebbe oggi agli insegnanti, ha risposto Gaspero Di Lisa, anch’egli originario di Roccavivara, già convittore, istitutore del convitto ed ex docente nelle scuole medie di Trivento. Ha ricordato che la scuola non deve limitarsi a riflettere la società, ma deve comprenderne i problemi e preparare il futuro, poiché nei giovani risiede la speranza della comunità. È stata inoltre richiamata una frase significativa attribuita al sacerdote: “Meglio un bravo muratore che un pessimo ingegnere”, a indicare il valore di ogni professione svolta con competenza e dignità e l’importanza di aiutare ciascuno a trovare la propria strada secondo capacità e inclinazioni personali. Il vero motto che accompagnava però l’opera educativa di don Gianico, ricordato nel corso dell’incontro, era “Guardate in alto”: un invito rivolto ai giovani a non fermarsi davanti alle difficoltà, a coltivare ambizioni sane e a puntare sempre alla crescita umana, culturale e morale.

È intervenuto anche Mons. Cibotti, vescovo di Trivento, che, pur non avendo conosciuto personalmente don Gianico, ascoltando i racconti degli ex convittori ha rievocato la propria esperienza vissuta nel seminario di Chieti, sottolineando il valore formativo di quegli anni, fatti di disciplina quotidiana, responsabilità e crescita del carattere.

L’incontro odierno è solo il primo passo di un percorso più ampio. È emersa infatti la volontà di mantenere vivo il rapporto tra ex convittori e scuola, promuovendo nuove occasioni di confronto. Per il prossimo anno si pensa già a una giornata interamente dedicata alla figura di don Gianico, con uno studio parallelo dedicato anche alla figura di don Lorenzo Milani, due uomini diversi ma accomunati dalla stessa certezza: l’educazione può cambiare la vita delle persone.

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