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Preghiera dalla sofferenza alla Resurrezione

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“Preghiera (dalla Cometa alla Resurrezione)” di Ugo D’Onofrio è un intenso monologo lirico in cui il poeta, portando con sé i ricordi di guerra e il peso dell’età, si rivolge a uno “sconosciuto amico” in cerca di pace, perdono e rinascita spirituale. Attraverso immagini di sofferenza e desiderio di trasformazione, la poesia esplora il cammino dal dolore verso una luce di speranza e resurrezione dell’anima, intrecciando memoria e fede in un’autentica ricerca di riscatto.

PREGHIERA (dalla Cometa alla Resurrezione)

Sconosciuto amico!
Non turbar la notte
e non sporcar l'incanto del silenzio:
Oggi è Natale!

È sufficiente la tremula luce della stella
ad illuminare la terra:
bianca fiammella
che segna il percorso della grotta!

Rinuncia all'ordigno di festa
che a me ricorda la guerra,
ricordi sopiti e mai cancellati:
piccolo bambino
appena aperto alle gioie della vita
sopraffatto dal terror delle bombe,
dal crollo della casa così bella,
dalle mine distrutta in un momento;
le strette della fame e della sete,
il freddo pungente che anneriva
tenere carni intorpidite dal nevischio;
piedi scalzi che inciampavano
in ciottolosi sentieri di campagna
o affondavano in terra turgida e melmosa
alla ricerca, tuttavia, di sicuro rifugio.

Or sono stanco, molto stanco
ed ho voglia di dormire;
desidero adagiare la mia testa
su morbido cuscino
e deporre sul candido guanciale
i ricordi del passato:
anche il breve presagio
del futuro che mi resta.

Ti prego sconosciuto amico,
accogli il mio lamento!

Fà che i laschi e canuti capelli
diventino sottili fili di argento;
che la brutta fronte
sporcata dalle rughe
sia candida pietra levigata
come di marmo pregiato;
che le gote ormai scarne,
infossate in velo trasparente
di pelle sottile ed aggrinzita,
si trasformino in guance rosee,
paffute come viso di bambino,
mentre le dita delle mani,
corrose e distorte dall'altrosi,
vengano scolpite dall'artista
per diventare capolavoro di bellezza.

Fà che il corpo, ormai curvo e rannicchiato,
riacquisti la prima giovinezza,
e che esso, trasformato,
trovi pace
e s'addormenti nella mangiatoia.

Ecco… io ti ringrazio,
mio caro e sconosciuto amico,
perché hai dato ascolto
alla mia voce
e vita hai permesso
al mio riposo.

Già suona il campanone del primo mattino
che m'invita al risveglio
e che annunzia il Cristo risorto:
un ampio segno di croce
perché Lui è d'accanto;
ne avverto l'amore
anche se sono stato io
a gravarne le spalle innocenti
del legno pesante della croce,
a coronarne la fronte di spine,
a farlo cadere tre volte lungo la salita,
trafiggendo con la lancia il suo cuore
perché esalasse l'ultimo respiro.

Ma io sento che m'ha perdonato
e mi indica cammino
di fede e di speranza!

ugodonofrio

Autore:
Ugo D’Onofrio (nato nel 1940 a Capracotta, magistrato e poeta) ha affiancato alla carriera giuridica una profonda passione per la letteratura. Le sue opere, tra poesie edite e inedite, riflettono spesso ricordi personali e una profonda tensione esistenziale e spirituale.

 

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