C’è la semplicità di un risveglio e, insieme, la profondità di una preghiera nei versi dell’avvocato Ugo D’Onofrio. In Mio Signore, scritto a Campobasso il 5 ottobre 2026, l’autore affida alla poesia la propria gratitudine per il nuovo giorno: la luce dell’alba, il canto degli uccelli, il profumo dell’erba bagnata di rugiada, l’aria del mattino diventano segni di una presenza divina. Una lirica intima e delicata, nella quale lo stupore per la bellezza del creato si trasforma in una certezza semplice e profonda: “Tutto mi dice di te e mi dice che esisti”
MIO SIGNORE
Ti ringrazio ancora mio Signore
per avermi pur'oggi
restituito a nuovo giorno:
palpebre appena
socchiuse dal risveglio,
pupille ammirate
ad alba nascente,
udito in ascolto
a garrito di rondini
ed a canto d'allodole,
olfatto inebriato
da odore d'erba
brillante di rugiada,
aria pulita
del primo mattino,
corpo ancor pigro
che si desta
ai rumori del mondo,
cielo terso ed azzurro
disteso su volta infinita.
Tutto mi dice di te
e mi dice che esisti:
non so dove
ma mi dice ch'esisti
ch'esisti o mio Signore!
C.basso,5.10.2026 ugo donofrio

