Oggi, 4 novembre, ad Agnone si è celebrata la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ricorrenza che unisce la memoria storica al riconoscimento dei valori di pace, libertà e democrazia.
Alla cerimonia hanno preso parte le autorità civili, religiose e militari, la dirigente scolastica Maria Rosaria Vecchiarelli, gli studenti delle scuole cittadine, il Consiglio comunale – maggioranza e opposizione – e numerosi cittadini.
Nel corso della celebrazione, lo studente Leonardo D’Onofrio, del Liceo Scientifico di Agnone, ha pronunciato un discorso intenso e profondamente riflessivo, ispirato alle parole di Vittorio Foa sul valore della memoria e della responsabilità nella storia. Il suo intervento è stato accompagnato dalle note di Viva l’Italia di Francesco De Gregori e di Blowin’ in the Wind di Bob Dylan, con l’armonica suonata dal 18enne, talentuoso musicista, Manuel Di Filippo.
Di seguito, il testo integrale del suo intervento:
Discorso di Leonardo D'Onofrio – Studente 17enne del Liceo Scientifico di Agnone
“Che valore avrebbe il sacrificio, se non nella memoria di chi resta?”
Il 4 novembre segna una delle date più dense di significato della storia italiana.
Il 3 novembre del 1918, con la firma dell'armistizio di Villa Giusti, si concluse per l'Italia la Prima Guerra Mondiale, dopo la vittoria conseguita nella battaglia di Vittorio Veneto. Fu il compimento, almeno sul piano territoriale, del lungo cammino del Risorgimento, l'ultima tappa del processo di unificazione nazionale.
Molti italiani vi videro il coronamento di un sogno: un'Italia finalmente libera, indipendente, sovrana. Ma dietro questa apparente vittoria si celavano centinaia di migliaia di vite spezzate, oltre seicentomila italiani caduti sui campi di battaglia, milioni di feriti e di famiglie distrutte.
Fu una guerra che travolse tutto, un evento senza precedenti nella storia europea, in cui si scoprì per la prima volta la potenza distruttiva delle nuove applicazioni tecnologiche nelle fatali armi chimiche.
Una guerra che non risparmiò nessuno: soldati, civili, donne, bambini, e che mutò per sempre il destino delle nazioni.Su questa pagina cruciale della storia italiana ed europea ci siamo soffermati sulle parole dello storico e politico del Novecento Vittorio Foa. Nel suo saggio “Questo Novecento”, ricordò che la Prima Guerra Mondiale non fu una fatalità, ma il risultato di scelte politiche e morali precise, dunque inevitabile.
In questo senso, Foa ci ammonisce: “la storia non è mai destino, è sempre responsabilità.”L'inizio del “secolo breve”, di cui parlava Hobsbawm, rappresentò un punto di non ritorno che distrusse l'antico ordine europeo e aprì la strada ai totalitarismi del Novecento.
E proprio da quella consapevolezza di responsabilità nasce il valore che oggi riconosciamo alle Forze Armate, tenute a difendere la patria e a salvaguardare la pace e la libertà.
Recita l'articolo 52 della Costituzione: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.”
Invero, l’ordinamento delle Forze Armate, che rappresentano un’istituzione di riferimento per il Paese, si impegna a difenderne i valori democratici, a tutelarne l’unità, la sicurezza e l’indipendenza nazionale, in quanto garanti e depositarie dei più alti valori spirituali e morali consegnatici dalla lotta di liberazione.Sotto la stessa bandiera che sventolava sul Piave, esse operano oggi in Italia e nel mondo, nei teatri di pace, nelle missioni umanitarie, nelle emergenze civili, ricordandoci che la difesa della patria non è più la guerra, ma il servizio.
Il 4 novembre, dunque, non può ridursi soltanto a un semplice momento commemorativo, ma deve essere un atto di coscienza e di civiltà, di consapevolezza storica e morale.
Oggi rendiamo omaggio a quegli uomini che, nelle trincee del Carso e dell’Isonzo, tra il fango e la paura, seppero trovare la forza di resistere, animati da un profondo amore per la patria.
Il ricordo dell’ecatombe avvenuta sui campi di battaglia d’Europa, di uomini semplici — contadini, operai, studenti — il cui sacrificio incarna gli ideali di libertà e democrazia, è tramandato nel simbolo supremo del Milite Ignoto.E mentre ricordiamo questi eroi, a cui dobbiamo profondo rispetto, infinita riconoscenza e spirituale memoria, noi posteri, eredi di tale passato, dovremmo riflettere sul pericolo che ancora oggi può nascere dalle contrapposizioni ideologiche tra i popoli e da chi tende a esacerbarle per ragioni di potere.
È necessario, dunque, attribuire un valore attivo e dinamico a questa commemorazione e acquisire la consapevolezza che la pace non deve essere una semplice scelta dettata dal senso civico o dall’appartenenza politica, ma una condizione universale, sentita da ogni essere umano.

