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Paupisi, il cuore di una comunità che non lascia sola Antonia Ocone

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Ci sono giornate che non si misurano in ore, ma in emozioni. Quella di ieri è stata una di queste. Una giornata in cui Paupisi ha scelto di esserci, con il cuore prima ancora che con le parole, raggiungendo Pozzilli e il Neuromed per incontrare la piccola Antonia.

Una delegazione dell’Associazione Il Sogno, insieme al sindaco Salvatore Coletta, al presidente del Consiglio comunale Dario Orsillo e ai rappresentanti della Pro Loco di Paupisi, ha voluto portare un segno concreto di vicinanza in un momento delicato e carico di significato. Non una semplice visita, ma un gesto collettivo che racconta l’anima di una comunità capace di stringersi attorno ai suoi affetti più fragili.

«Paupisi ha mostrato ancora una volta il suo volto migliore – ha sottolineato il sindaco Coletta – quello di un paese che non si volta dall’altra parte e che sceglie di accompagnare, soprattutto quando il cammino si fa più difficile. Essere qui per Antonia significa ricordare che nessuno è solo».

Durante l’incontro è stato consegnato anche un assegno simbolico, frutto della cena solidale organizzata nei giorni scorsi. Un contributo che va ben oltre il valore economico, perché racchiude partecipazione, affetto e senso di appartenenza. «Non sono i numeri a rendere speciale questa giornata – ha aggiunto il primo cittadino – ma le emozioni condivise, gli sguardi e le mani tese. La vera solidarietà è presenza, è continuità, è non lasciare indietro nessuno».

A rimarcare la forza dell’iniziativa è stato anche Antonio Goglia, presidente dell’Associazione Il Sogno, che ha voluto ringraziare l’intera comunità: «Grazie ai cittadini che hanno partecipato alla cena solidale, all’Amministrazione comunale, alla Pro Loco di Paupisi e all’Associazione Santo Stefano. Oggi abbiamo dimostrato che camminare insieme rende possibile ciò che da soli sembrerebbe impossibile».

E poi, il momento più autentico: il sorriso di Antonia. Poche parole, semplici e potenti, che hanno racchiuso il senso di tutto: «Grazie a tutti per l’amore che mi avete donato».

Un messaggio che resta. Perché quella vissuta non è stata solo una visita, ma la prova concreta che una comunità unita, solidale e viva non è un ideale lontano. È una realtà che esiste, cresce e sa farsi abbraccio quando conta davvero.

Fonte:  QUI 

 

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