Mancano ormai pochi mesi alle elezioni comunali, ma ad Agnone il clima politico appare immobile. A differenza di altre realtà, il dibattito pubblico è quasi assente e tutto sembra svolgersi lontano dai cittadini, tra indiscrezioni e silenzi.
L’attuale maggioranza guidata dal sindaco Daniele Saia si è retta in questi anni su un equilibrio numerico solido, sostenuto anche da due consiglieri di minoranza che hanno spesso votato a favore dell’amministrazione. Una maggioranza composita, formata da più anime politiche che spaziano dal Partito Democratico a Fratelli d’Italia, Forza Italia, mentre la Lega è rappresentata in opposizione dal consigliere Vincenzo Scarano. Secondo le voci che circolano, gli otto consiglieri uscenti più il sindaco sarebbero intenzionati a ricandidarsi, ma per completare la lista mancherebbero ancora quattro nomi. Di possibili candidature si parla sottovoce, ma tutto resta top secret, senza spiegazioni né confronto pubblico.
Sul fronte opposto, il centrodestra agnonese, che farebbe riferimento a Vincenzo Scarano per la Lega, a Lorenzo Marcovecchio per Fratelli d’Italia e a Forza Italia, rappresentata anche dalla frequente presenza ad Agnone dell’assessore regionale Andrea Di Lucente, starebbe lavorando – secondo fonti accreditate – alla costruzione di una lista alternativa a quella di Saia. Tuttavia, ad oggi, non emergono nomi di candidati sindaco né progetti politici chiari, alimentando la sensazione di una competizione ancora tutta sulla carta.
Questo silenzio stride fortemente con quanto accade a Poggio Sannita, dove con appena 475 votanti si sono già presentati due candidati sindaco: Livia Mancini, e Raffaele Policella, 38 anni. Due giovani professionisti che hanno scelto di mettersi in gioco, raccogliendo una sfida impegnativa per un piccolo centro, ma dimostrando che la partecipazione politica è ancora possibile.
Ad Agnone, invece, sembra prevalere l’idea di una vittoria già scritta, quasi scontata, con il rischio di svuotare la competizione elettorale di significato. Eppure, non può esserci vera democrazia senza confronto, senza il coraggio dei giovani di esporsi, senza un’opposizione forte, preparata e credibile. In un territorio fragile, dove è in gioco la stessa sopravvivenza della comunità, la politica dovrebbe tornare tra la gente, aprirsi al dibattito e alle idee, invece di restare confinata nelle “stanze sacre” o, peggio, nel silenzio.

