AGNONE – La Festa della Repubblica si è trasformata anche in una giornata di rivendicazione civile e di difesa dei diritti costituzionali. Dopo la cerimonia istituzionale del 2 giugno e il discorso del sindaco Daniele Saia, la comunità altomolisana ha dato vita a una partecipata manifestazione per richiamare l'attenzione sul diritto alla salute, sempre più a rischio in un territorio che da anni combatte contro il progressivo ridimensionamento dei servizi essenziali.
Al centro della protesta c'è il futuro dell'ospedale San Francesco Caracciolo, interessato da un processo di riorganizzazione sanitaria che ne prevede il declassamento da ospedale di area disagiata a ospedale di comunità. Una prospettiva che preoccupa cittadini e amministratori locali, convinti che un ulteriore arretramento dell'offerta sanitaria rappresenterebbe un colpo durissimo per l'intero Alto Molise.
La manifestazione ha visto una partecipazione corale della popolazione, che da oltre vent'anni si oppone ai continui tagli dei servizi pubblici. Un territorio fragile, caratterizzato da piccoli comuni e da una popolazione sempre più anziana, che ha fatto della difesa della sanità una delle sue principali battaglie civili.
Le prime grandi mobilitazioni a sostegno dell'ospedale risalgono proprio a circa vent'anni fa. Allora migliaia di persone scesero in piazza con manifestazioni e proteste che segnarono profondamente la storia recente dell'Alto Molise. Simbolo di quelle giornate era un lungo corteo di cittadini che sfilavano portando un lenzuolo bianco, diventato nel tempo l'emblema della lotta per la sopravvivenza del Caracciolo.
Quel simbolo è tornato a vivere oggi. Accanto a cartelloni e striscioni, un lunghissimo lenzuolo bianco è stato srotolato e portato a mano da oltre duecento persone, formando un suggestivo serpente umano che ha attraversato le strade della città. Alla testa del corteo c'erano il sindaco Daniele Saia insieme ad assessori e consiglieri comunali, il sindaco di Capracotta Candido Paglione e gli amministratori del Comune di Belmonte del Sannio.
Una presenza significativa, che testimonia come la difesa della sanità pubblica sia una questione che supera appartenenze e confini comunali, coinvolgendo l'intero territorio altomolisano.
L'impressione, tuttavia, è che il sentimento prevalente oggi sia diverso rispetto a quello delle grandi proteste del passato. Vent'anni fa l'idea stessa di una chiusura del Caracciolo appariva inconcepibile e la rabbia alimentava una mobilitazione straordinaria. Oggi, dopo anni di ridimensionamenti, reparti chiusi e servizi progressivamente ridotti, l'ospedale appare già in parte svuotato delle sue funzioni.
La partecipazione non è mancata, ma accanto alla determinazione si percepiva soprattutto un sentimento di amarezza. Se un tempo prevaleva l'indignazione, oggi a dominare è la tristezza di chi ha visto, anno dopo anno, restringersi i propri diritti e allontanarsi servizi fondamentali.
Nel giorno in cui l'Italia celebra la nascita della Repubblica e i valori sanciti dalla Costituzione, Agnone ha voluto ricordare che tra quei principi c'è anche il diritto alla salute. Un diritto che, per gli abitanti dell'Alto Molise, continua a rappresentare una battaglia ancora aperta.

