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Pietracatella, Di Giacomo: “Se confermata la volontà di divorziare, sarebbe un elemento centrale per ricostruire il contesto del delitto”

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 “Le notizie riportate in queste ore da alcuni organi di stampa, secondo cui dalle chat sarebbero emerse tensioni familiari e la possibile volontà di Antonella Di Ielsi di rivolgersi a un avvocato divorzista, se confermate dagli atti investigativi, rappresenterebbero un elemento di grande rilievo per ricostruire il contesto in cui è maturato il duplice omicidio. 

Non una prova di responsabilità nei confronti di nessuno, ma un dato che potrebbe aiutare a comprendere il clima relazionale, familiare e psicologico precedente alla tragedia”. Lo afferma Aldo Di Giacomo, psicologo, esperto di criminologia e con trent’anni di esperienza maturata nella Polizia Penitenziaria, intervenendo sul caso di Pietracatella dopo le ultime indiscrezioni giornalistiche relative alle chat della vittima e alla denuncia per favoreggiamento di una persona vicina alla famiglia. “Nei delitti di prossimità — prosegue Di Giacomo — la ricostruzione del contesto relazionale è fondamentale. Una crisi familiare, una separazione ipotizzata, una rottura affettiva o un equilibrio domestico compromesso possono rappresentare elementi utili agli investigatori per comprendere dinamiche, tensioni e possibili moventi. Questo però non significa attribuire responsabilità: significa leggere il quadro con gli strumenti della criminologia e della psicologia investigativa”. Per Di Giacomo, il punto centrale resta la necessità di distinguere tra indiscrezioni, ipotesi investigative e prove giudiziarie. 

“In questa fase bisogna essere estremamente prudenti. Le chat, se effettivamente acquisite e confermate nel loro contenuto, possono offrire una finestra importante sui rapporti reali tra le persone, ma non bastano da sole a definire colpe o ruoli. In un duplice omicidio commesso con il veleno, dove le prove dirette possono essere difficili da cristallizzare, ogni dettaglio va inserito in una ricostruzione più ampia, fatta di riscontri oggettivi, testimonianze, tempi, accessi e compatibilità investigative”. Di Giacomo torna poi sull’ipotesi delle due persone coinvolte, formulandola in termini prudenziali. 

“Da tempo sosteniamo che, dal punto di vista psicologico e criminologico, il cerchio sembri restringersi attorno a un numero molto limitato di persone. Non si può escludere, sempre sul piano delle ipotesi, che le persone coinvolte possano essere due: una con un ruolo diretto e un’altra eventualmente a conoscenza di elementi rilevanti, oppure con un possibile ruolo di supporto, copertura o reticenza. Saranno esclusivamente gli investigatori e la magistratura a stabilire se questa lettura troverà riscontro negli atti”. Secondo Di Giacomo, anche la notizia della denuncia per favoreggiamento, se confermata nei termini riportati dalla stampa, va letta con attenzione ma senza forzature. “Una contestazione di favoreggiamento non equivale all’individuazione dell’autore di un omicidio. È però un passaggio che, se confermato, segnala che l’attenzione degli investigatori si sta concentrando non solo sull’esecuzione materiale del delitto, ma anche sul sistema di relazioni, versioni, omissioni e possibili reticenze che può avere accompagnato questa vicenda”.

 Infine, Di Giacomo ribadisce: “Questo continua ad apparire, nella nostra lettura criminologica, come un omicidio di prossimità. Chi ha agito, o chiunque abbia avuto un ruolo nella vicenda, potrebbe aver conosciuto abitudini, rapporti e fragilità delle vittime. Ma proprio per la delicatezza del caso, ogni elemento deve essere trattato con equilibrio: le indiscrezioni possono indicare una direzione, le prove soltanto possono reggere davanti a un giudice. Pietracatella non ha bisogno di sentenze mediatiche, ma di una verità processuale solida, certa e inattaccabile”.

 Dott. Di Giacomo Aldo

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