In vista della scadenza dell'acconto IMU di giugno, lo studio del Dipartimento Stato Sociale, Politiche Economiche Fiscali e Previdenziali della UIL nazionale fotografa una fiscalità immobiliare diseguale sul territorio, legata più alle scelte dei Comuni e a un catasto datato che alla reale capacità contributiva dei cittadini. Sui capoluoghi molisani i numeri non destano allarme: a Campobasso l'IMU sulle seconde case costa in media 844 euro l'anno (422 di acconto), sotto la media nazionale di 979 euro; sulla prima casa di lusso il prelievo è di 890 euro, anch'esso inferiore alla media nazionale di 932.
A Isernia il dato è ancora più contenuto: 730 euro annui per le seconde case e appena 416 per le prime case di lusso, tra i valori più bassi rilevati a livello nazionale. "Numeri che, isolati, non raccontano un'emergenza fiscale locale", spiega il Segretario Generale UIL Molise Gianni Ricci. "Ma sarebbe un errore leggerli fuori dal contesto in cui vivono i molisani, perché la pressione fiscale reale di un territorio non si misura su una singola imposta, ma sul rapporto tra quanto si paga complessivamente e quanto si guadagna". Il Molise resta infatti tra le regioni con le retribuzioni medie più basse d'Italia, insieme a Basilicata e Calabria, in un Paese dove i salari reali non hanno ancora recuperato il potere d'acquisto eroso dall'inflazione. A questo si somma un dato spesso sottovalutato:
il Molise è una delle cinque regioni italiane — con Lazio, Campania, Calabria e Abruzzo — sottoposte a piano di rientro dal deficit sanitario e per questo costrette ad applicare automaticamente l'addizionale regionale IRPEF ai livelli massimi previsti dalla legge, fino al 3,33% sui redditi più alti, a fronte di un minimo nazionale dell'1,23% e di regioni come la Valle d'Aosta ferme allo 0,70%. Una tassazione che colpisce ogni busta paga e ogni pensione, indipendentemente dal valore della casa in cui si vive. "Un'IMU leggera su salari leggeri e su un'addizionale IRPEF tra le più pesanti d'Italia non è un sollievo, è la fotografia di una fragilità economica strutturale", continua Ricci. "Il Molise paga meno IMU perché il mercato immobiliare locale vale meno, non perché sia un territorio favorito: lo stesso euro, qui, pesa molto di più che altrove, perché si toglie da stipendi più bassi e si aggiunge a un fisco regionale già al massimo consentito".
La UIL Molise rilancia le richieste della UIL nazionale: riforma strutturale che rafforzi la progressività dell'imposizione, alleggerisca il carico su lavoro e pensioni, contrasti l'evasione e aggiorni i valori catastali senza aumenti automatici, garantendo invarianza di gettito e tutela delle fasce più esposte.
"Per il Molise serve soprattutto un piano serio per uscire dal commissariamento sanitario, che ci costringe a questa addizionale al massimo, oltre a politica industriale e occupazione di qualità : solo così smetteremo di essere, insieme, la regione che guadagna meno e paga di più", conclude Ricci.
