La pandemia è finita. La responsabilità di essere pronti no. Dopo il sopralluogo alla Torre Covid, Michele Iorio difende la scelta di completare il progetto PNRR: "Era doveroso non perdere oltre 10 milioni di euro e dotare il Molise di un vero centro pandemico". Durante gli anni della pandemia da Covid ho chiesto ripetutamente che venisse realizzato un Centro Covid a Larino, da trasformare successivamente in un centro pandemico a servizio non solo del Molise, ma anche delle regioni limitrofe. Di fronte alla contrarietà dell'allora governo regionale e a un consenso intermittente delle opposizioni, favorevoli un giorno e contrarie quello successivo, siamo arrivati alla fine dell'emergenza senza che il Molise disponesse di una struttura dedicata.
Una miopia politica che ha avuto conseguenze pesanti: tutti gli ospedali pubblici molisani sono stati costretti a trasformarsi in centri Covid, hub e spoke, con inevitabili ripercussioni sull'ordinaria attività sanitaria. Quando, nell'agosto 2023, sono stato nominato assessore regionale con delega al PNRR, ho trovato una programmazione già approvata e avviata da due anni, che prevedeva la realizzazione del Centro pandemico regionale presso la cosiddetta Torre Covid di Campobasso. Non ho commesso l'errore che, a mio avviso, è stato fatto in passato da altri governi regionali: cancellare progetti soltanto perché non condivisi da chi subentra. È quanto accaduto, ad esempio, con il progetto dell'Autostrada del Molise, che, se fosse stato portato avanti, probabilmente oggi, a distanza di tredici anni, sarebbe già una realtà . Ho scelto, invece, di proseguire il lavoro già avviato con i fondi del PNRR, accelerando l'attuazione del progetto e individuando le soluzioni necessarie per il raggiungimento dei target previsti. In questo modo abbiamo evitato che la Regione Molise, e quindi i cittadini molisani, si trovassero a dover restituire oltre 10 milioni di euro senza ottenere in cambio una struttura dedicata alle emergenze pandemiche, esterna agli ospedali pubblici.
Questa mattina ho effettuato un sopralluogo presso la cosiddetta Torre Covid. Ho trovato una struttura organizzata esattamente come dovrebbe essere un moderno centro pandemico: 14 posti letto di terapia intensiva, 21 di terapia sub-intensiva, sala operatoria, diagnostica per immagini e tutti gli spazi necessari per assistere pazienti affetti da malattie infettive anche in presenza di altre patologie. Si tratta di una struttura sanitaria moderna, progettata per garantire cure adeguate durante eventuali future pandemie, senza compromettere l'attività degli ospedali pubblici. Il suo Presidenza della Giunta Regionale Coordinamento FSC – Fondi Europei - PNRR Consigliere Delegato valore aggiunto è proprio quello di essere separata dall'ospedale, evitando così di bloccare l'assistenza ai pazienti non contagiati. In questi mesi ho preferito non rispondere alle critiche di chi si è chiesto quale fosse il senso della Torre Covid accanto al Cardarelli, nel momento in cui si discute del possibile trasferimento dell'ospedale presso l'ex Cattolica. La risposta è semplice ed è contenuta nella premessa.
Gli anni del Covid ci hanno lasciato insegnamenti che non possiamo permetterci di dimenticare. Il primo è che il Molise non può concentrare tutta la propria sanità in un unico ospedale: una nuova pandemia potrebbe compromettere l'intero sistema sanitario regionale. Il secondo è che il Molise deve dotarsi di un centro pandemico autonomo e separato dall'ospedale pubblico, per limitare il rischio di diffusione dei contagi e garantire, nello stesso tempo, la continuità delle cure per tutti gli altri pazienti. Per questo è importante che tale struttura sia collocata in prossimità dell'ospedale di Campobasso, sia esso l'attuale Cardarelli o, in futuro, l'ex Cattolica. Una struttura autonoma, ma facilmente raggiungibile dagli specialisti chiamati a intervenire su pazienti contagiati affetti anche da altre patologie. È una scelta di buon senso, una garanzia per il futuro e una necessità per il Molise e per tutti i molisani.
Il Consigliere delegato Michele Iorio

