Partecipa a Alto Molise

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Legge elettorale, la partita è aperta: premia le coalizioni. E sulle preferenze è scontro ipocrita

Condividi su:

Si può criticare la nuova legge elettorale per molti aspetti. Ma attribuirle già un vincitore sarebbe intellettualmente poco serio.

La legge premia chi riesce a costruire una coalizione abbastanza forte da raggiungere la soglia del premio di governabilità.

Oggi il centrodestra sempre partire avvantaggiato. Meloni, Forza Italia e Lega, nonostante tensioni e differenze, formano da anni una coalizione riconoscibile e abituata a presentarsi unita. La coalizione, insomma, esiste già.

Ma questo non significa affatto che la legge consegni la vittoria alla destra.

Vannacci potrebbe correre fuori dall'attuale perimetro del centrodestra e sottrargli quei pochi punti capaci di rendere irraggiungibile la soglia decisiva.

Dall'altra parte il campo largo Ã¨ più litigioso e meno omogeneo, ma proprio la nuova legge gli offre un potente incentivo a serrare i ranghi. Se PD, M5S, AVS e forze centriste riuscissero a costruire una coalizione credibile, con pochi punti programmatici comuni e una leadership accettata, lo stesso meccanismo potrebbe premiare loro.

Questo è il punto: la legge non premia la destra né la sinistra. Premia la coalizione che arriva più forte alle elezioni.

Oggi il centrodestra parte più organizzato. Domani potrebbe essere indebolito da Vannacci; oppure potrebbe essere il campo largo a non riuscire a tenere insieme le proprie contraddizioni.
La legge stabilisce il campo da gioco. Non decide il vincitore. La partita è aperta.

E poi ci sono le preferenze

La scena è bellissima.

L'opposizione, che appena un mese prima aveva bocciato le preferenze "pure", adesso insorge: «Vogliamo le preferenze libere! Basta con i nominati! Devono decidere gli elettori!».

La maggioranza dice no. O meglio: dice ni. Reintroduce le preferenze, ma lascia al sicuro il capolista bloccato.

Scandalo. Proteste. Democrazia ferita. Poi finisce la seduta.

Fratoianni torna nella sede di AVS, Schlein al Nazareno, Conte dai suoi. Le telecamere si spengono e qualcuno, forse, domanda sottovoce:
«Ma quindi il capolista lo decidiamo ancora noi?» «Sì.» «Ah. Meno male.»

Perché **la preferenza libera è una cosa meravigliosa. Un po' meno quando significa che il dirigente scelto dalla segreteria deve uscire dal palazzo, **incontrare gli elettori, chiedere voti e magari scoprire — suprema umiliazione della democrazia — che gli elettori preferiscono un altro.
Il capolista bloccato evita questi spiacevoli inconvenienti.

La maggioranza, sia chiaro, ha le sue responsabilità: se si vogliono restituire le preferenze agli italiani, bisognerebbe restituirle tutte.
Ma il paradosso dell'opposizione resta magnifico.  In Aula: «Il popolo deve scegliere!» In segreteria: «Certamente. Purché non scelga proprio tutti.»

E così, mentre fuori si denuncia lo scandalo dei capilista bloccati, dentro qualche segreteria una bottiglia può anche essere stappata. Con moderazione, naturalmente. "Non vorremmo sembrare troppo contenti".

Condividi su:

Seguici su Facebook