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Isernia verso l’Abruzzo,Delli Quadri a Di Giacomo: «Le eccellenze non bastano a salvare Isernia»

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Di Giacomo risponde e conferma come nel Molise, salvo le eccellenze, le cose vanno male.

LE ECCELLENZE NON FANNO UNA PROVINCIA

Ringrazio Vincenzo Di Giacomo per la lunga e documentata risposta. Ma temo che, nel rovesciare la medaglia, abbia finito per mostrarne proprio il lato che volevo evidenziare.

Nessuno nega che nella provincia di Isernia esistano imprese eccellenti, università, ricerca, aziende innovative e imprenditori capaci. Per fortuna esistono. E meritano rispetto.

Ma alcune eccellenze non descrivono lo stato di salute di un territorio.

Se davvero siamo di fronte a una "poderosa ripresa", dobbiamo guardare agli indicatori complessivi: popolazione, occupazione, redditi, servizi, sanità, infrastrutture, giovani che restano, imprese che nascono e investimenti che arrivano.

E proprio uno dei dati citati per dimostrare la vitalità del territorio invita alla prudenza: nel 2025 l'export della provincia di Isernia è diminuito del 27%.

Il punto della mia riflessione, dunque, rimane intatto.

Non ho mai sostenuto che Isernia sia un deserto industriale. Ho posto una domanda molto più semplice: dopo decenni di autonomia regionale e ingenti risorse pubbliche, i risultati ottenuti sono proporzionati ai mezzi impiegati?

Elencare dieci o venti aziende meritorie non risponde a questa domanda.

Anzi, dimostra che il problema non sono gli isernini né gli imprenditori. Il problema è capire se l'assetto istituzionale nel quale operano li abbia aiutati abbastanza oppure abbia finito per frenare un territorio che avrebbe potuto ottenere molto di più.

Ed è precisamente di questo che il referendum ci obbliga finalmente a discutere.

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