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Agnone, il dibattito sulla lapide dedicata a Papa Francesco nel Monumento ai Caduti

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AGNONE, LA PACE NON PUÒ DIVENTARE UN PRETESTO PER FARE POLITICA STRUMENTALIZZANDO I CADUTI DI GUERRA
Il rispetto per Papa Francesco non giustifica l'uso strumentale delle sue parole, né l'alterazione di un monumento che custodisce la memoria e il sacrificio dei nostri caduti.
Non condivido la proposta di collocare nel complesso monumentale ai Caduti di Agnone una lapide con le parole pronunciate da Papa Francesco a Redipuglia nel 2014: «La guerra è una follia». Non perché quelle parole siano sbagliate, al contrario, esprimono un principio morale universalmente condivisibile, ma perché il significato di un messaggio dipende anche dal contesto storico e politico nel quale viene riproposto e dall'uso che se ne fa.
 
Oggi in Italia la parola pace è diventata troppo spesso uno strumento di lotta politica. Viene invocata nelle piazze, nei comizi, nelle manifestazioni, ma non sempre con la stessa indignazione verso chi aggredisce e chi viene aggredito.
Si parla di pace in Ucraina, ma si dimenticano le donne e i bambini ucraini massacrati dai bombardamenti russi e si pretende che un popolo rinunci a difendere la propria libertà.
Si invoca la pace in Palestina, denunciando giustamente le sofferenze dei civili, ma non si giudicano con lo stesso metro le barbarie di Hamas e le rappresaglie di Israele, dimenticando troppo spesso che la vita di un innocente ha lo stesso valore, qualunque sia la sua nazionalità.
La pace non può essere una bandiera da sventolare a seconda della convenienza politica.
Non basta proclamarsi pacifisti per essere dalla parte dell'umanità. Occorre avere il coraggio di distinguere tra vittime e carnefici, tra chi esercita la violenza e chi cerca di sottrarsene.
E soprattutto non si può trasformare un messaggio religioso universale in un simbolo che, nell'attuale clima politico, rischia di prestarsi a interpretazioni strumentali.
C'è poi una seconda questione, altrettanto importante: il rispetto del valore storico, artistico e architettonico del Monumento ai Caduti.
 
Quel monumento non è uno spazio disponibile per aggiunte dettate dalle sensibilità del momento. È un'opera concepita con una propria identità, una propria armonia compositiva e un preciso significato commemorativo.
Inserirvi una nuova lapide, per quanto nobile sia il testo, significa intervenire su un insieme artistico che merita di essere conservato nella sua integrità.
La tutela di un monumento non può dipendere dalla bontà delle intenzioni di chi propone di modificarlo.
Non contesto il diritto di ricordare le parole di Papa Francesco. Contesto la scelta di inserirle in un contesto monumentale che ha già una propria storia e una propria funzione.
Se si vuole dedicare ad Agnone uno spazio alla pace, lo si faccia altrove, con un'opera autonoma, senza alterare quella esistente.
Condivido dunque le ragioni di chi si oppone alla collocazione della lapide all'interno del complesso monumentale, soprattutto sotto il profilo della tutela artistica.
E aggiungo una considerazione finale.
I nostri caduti non hanno bisogno che qualcuno aggiunga oggi una lezione di pacifismo al loro sacrificio. La loro memoria parla già da sola. Ci ricorda il prezzo della guerra, ma anche il valore della libertà, della dignità e, quando necessario, del coraggio di difenderle.
Non confondiamo la pace con la resa, la memoria con la propaganda, la devozione con l'opportunità politica.

 
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