Nassirou Quedrago nato nel 2007 a Burkina Faso è uno dei tanti giovani che hanno lasciato il proprio Paese per fuggire dalla guerra. Il suo viaggio verso la salvezza è iniziato mesi fa, lungo una rotta difficile e pericolosa che lo ha portato ad attraversare Mali, Nigeria, Algeria e Tunisia, fino ad arrivare in Italia, sbarcando a Lampedusa nel mese di giugno.
Dall’isola siciliana, è stato successivamente trasferito ad Agnone, dove è stato accolto nel centro per minori e adesso presso il CAS gestito alla HATOR SAS. Qui ha trovato non solo un luogo sicuro, ma anche una nuova possibilità di crescita e integrazione grazie allo sport. Attualmente è inserito nella famiglia Oly pia e partecipa al campionato Juniores insieme ad altri due ragazzi provenienti dalla comunità per minori. Le sue qualità tecniche e il suo impegno gli hanno permesso anche di allenarsi con la prima squadra dell’Olympia Agnonese, che milita nel campionato di Eccellenza.
Dietro il sorriso e la voglia di riscatto, però, c’è una storia segnata da sofferenze profonde. In una lettera il giovanissimo Nassirou Quedrago racconta con parole semplici ma intense il dramma vissuto durante il viaggio:
«Ho lasciato il mio Paese a causa della guerra. Quando sono arrivato in Tunisia, io e altri ragazzi siamo stati rapiti e maltrattati dai ladri. La polizia si è rifiutata di lasciarci andare e voleva arrestarci, chiuderci in una casa e lasciarci senza cibo né aiuti. Un giorno, però, un uomo arabo mi ha aiutato: ha avuto compassione di me ed è grazie a lui se sono riuscito ad arrivare qui.
Oggi non so se la mia famiglia sia ancora viva, ma credo di no. Questa è la vita. In Italia sono completamente solo: non conosco nessuno e non è facile.»
Una testimonianza che racconta la durezza del viaggio migratorio, ma anche la forza di un ragazzo che, nonostante tutto, prova a ricostruirsi un futuro. Ad Agnone, tra l’accoglienza e il calcio,Nassirou Quedrago ha iniziato un nuovo capitolo della sua vita, fatto di sacrifici, speranza e voglia di rinascere.

