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13 dicembre, Santa Lucia: storia e tradizioni in Molise

Culto diffuso a Capracotta e a Montemitro

| di Marianna Monaco
| Categoria: Tradizioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Oggi, 13 dicembre, è Santa Lucia (Syracusæ, 283 – Syracusæ, 13 dicembre 304): fu una martire cristiana, morta durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. È considerata dai devoti la protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata nelle malattie degli occhi. Presso l'urna che accoglie le sacre spoglie della santa in San Geremia a Venezia, vengono quotidianamente portati ex voto che attestano la munificenza di santa Lucia nel dispensare grazie.

Lucia nasce in Sicilia, a Siracusa, nell’anno 281, in una famiglia cristiana e molto benestante. Rimasta orfana di padre presto, si lega alla madre, Eutichia, che da lungo tempo soffre di una grave forma emorragica, e per lei si reca in pellegrinaggio a Catania sulla tomba di Sant’Agata per implorare la sua guarigione. Ma Sant’Agata le appare in sogno dicendole “Tu stessa hai il potere di guarire tua madre, perché tu stessa ti sei consacrata a Cristo”. Contemporaneamente la madre di Lucia guarisce. Lucia torna a Siracusa e decide di votarsi a Dio, donando tutti i suoi averi ai poveri e rinunciando al promesso matrimonio con un suo giovane concittadino. Egli, rabbioso, denuncia Lucia al prefetto della città, che la fa arrestare con l’accusa di essere cristiana: dure sono le persecuzioni di Diocleziano. La giovane Lucia viene sottoposta a processo e le viene chiesto di abiurare la fede cristiana, ma di fronte alla sua irremovibilità viene torturata: le vengono strappati gli occhi, viene gettata tra le fiamma e una spada le trafigge e viene condannata a morte, per decapitazione, il 13 dicembre 304. Il corpo di Lucia viene sepolto a Siracusa, nelle catacombe che portano il suo nome, e sopra la sua tomba viene edificata una chiesa, meta ancora oggi di numerosi pellegrinaggi. Fin da subito venerata dai siracusani, Santa Lucia diventa la patrona della città. Il suo corpo rimane a Siracusa fino al 1039, anno in cui viene trasferito a Costantinopoli per essere protetto dai Saraceni. Nel 1204 i veneziani lo trasportano nel monastero di San Giorgio ed eleggono Santa Lucia co-patrona di Venezia. Una grande chiesa viene costruita per la Santa e lì il suo corpo vi viene conservato fino al 1863, quando si decide di demolire la chiesa per costruire la stazione ferroviaria (che porta il nome di Santa Lucia). Da allora il corpo della Santa è conservato nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia a Venezia, ma alcune sue reliquie si trovano sparse in molte città d’Italia e anche d’Europa, e ciò spiega il perché il culto di Santa Lucia si sia diffuso anche nei paesi nordici.

Anche in Molise Santa Lucia è venerata, in particolare a Capracotta e Montemitro.
Santa Lucia è una delle figure più care della devozione cristiana capracottese; la prima statua della santa era collocata nella chiesa di Sant’Antonio. L’attuale cappella, la cui costruzione è terminata nel 1950, è situata alle falde del Monte Campo, a pochi chilometri da Capracotta. Nel 1948 ad un abitante di Capracotta apparve in sogno Santa Lucia[5], che gli chiese di costruire una cappella in suo onore sotto le pendici di Monte Campo, a pochi chilometri da Capracotta. Proprio lì, un gruppo di 22 persone decise di costruire la cappella in onore della Santa. Prima della costruzione della cappella, i devoti di Capracotta si recavano in pellegrinaggio presso la Chiesa di S. Lucia di un paese vicino. La cappella fu costruita dalla gente del posto, che contribuì sia con donazioni che col lavoro manuale. In quel luogo non c'era una strada per portare il necessario alla costruzione e tutto il materiale venne portato con muli ed asini. Quando iniziarono i primi lavori, nei pressi dell'angolo destro della facciata, fu trovata una sorgente d'acqua. Fu deviata di circa 30 m ed ancora oggi sgorga dietro all'altare esterno. Per completare la cappella tutto il popolo collaborò, vendendo il raccolto di grano, col cui ricavato fu terminata l’opera nel 1950. La statua di Santa Lucia fu donata nel 1952 e in quell'anno fu organizzata una grande festa. Oggi la festa di santa Lucia[6] si festeggia la terza domenica di agosto ed è preceduta da un triduo in onore alla Santa. I festeggiamenti si aprono con la distribuzione del grano cotto benedetto, simbolo di abbondanza e di pace dopodiché, la sera del sabato, la statua della santa viene prelevata dalla Cappella e portata in processione alla chiesa madre di Capracotta. La processione, lungo la via che conduce dalla cappella al paese, ha sempre qualcosa di strabiliante per via della sentita partecipazione della folla che accompagna la statua, delle macchine che illuminano la notte, della banda, dei bambini che sfilano, delle fiaccole, del sacerdote che scandisce al microfono preghiere e canzoni, della campana che suona a festa. La mattina della domenica la statua della santa viene portata in processione per tutte le vie del paese e la sera della domenica stessa la statua viene riportata nella sua dimora abituale, dove rimarrà per tutto l’anno sotto i rigori dell’inverno capracottese.
A Montemitro tutto ebbe inizio con l'invasione della penisola Balcanica da parte degli Ottomani nel XVI secolo. Centinaia di profughi, per salvare la propria vita e la propria fede, dalle coste dalmate salparono alla volta delle coste italiane. I territori del Molise, precedentemente colpiti da un grande terremoto e da una terribile peste, necessitavano di manodopera. Rimasti quasi disabitati, i paesi si ripopolarono proprio grazie ai profughi slavi. Intorno al 1520, alcuni di loro, portarono dalla propria terra una piccola statua lignea di santa Lucia, scomparsa alla fine degli anni trenta del secolo scorso. Tali profughi si insediarono in una zona tuttora denominata “Selo” (paese), dove costruirono una chiesa dedicata alla santa, oggi comunemente chiamata "cappella di Santa Lucia" in località Fonte Grande, a circa 3 km dal paese attuale. Molto probabilmente a causa di smottamenti, dal 1702 la colonia slava di "Santa Lucia" si trasferisce sull’attuale colle roccioso di Montemitro. Le tracce del vecchio insediamento restano così, nella nomenclatura del territorio, nel sito dell’attuale Cappella, ma soprattutto nella tradizione orale della popolazione. Intorno al 1930 ad un sordo muto di Montemitro appare la santa che desidera la ricostruzione della propria "dimora". Con l'inizio dei lavori nel 1932 e con i restauri successivi vengono alla luce le fondamenta della vecchia chiesetta e parte di un cimitero. La lunghezza delle ossa delle persone sepolte fa pensare all'altezza della razza slava. Attualmente, la festa di santa Lucia, oltre al 13 dicembre, viene celebrata nella prima domenica dopo Pasqua e nei venerdì del mese di maggio, in modo particolare l'ultimo (festa patronale), per ricordare l'arrivo degli antichi slavi, secondo la tradizione, proprio in un venerdì del mese di maggio. La prima domenica dopo Pasqua, detta “In Albis”, è la cosiddetta “festa della Cappella”, iniziata il 10 aprile 1932. La caratteristica processione, che una volta si faceva portando i dolci, parte dalla chiesa madre e arriva alla Cappellina della santa. Una volta sul posto, dopo aver fatto i tradizionali tre giri intorno alla chiesetta, viene celebrata la messa. Segue il pic-nic generale, durante il quale si fa l’asta dei dolci che ogni famiglia del paese ha preparato con cura. Al termine di tutto, la processione riparte per il paese, sempre dopo aver fatto i classici tre giri intorno alla chiesetta.

Marianna Monaco

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