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“Mani callose”, la poesia dedicata a Nicolino e Alfonso Capparozza: il sacrificio degli emigranti per la libertà dei figli

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MANI CALLOSE
 
Questa poesia è dedicata a Nicolino e Alfonso Capparozza che con il loro sacrificio "da emigranti", così come tutti gli altri emigranti, hanno consentito ai loro eredi di essere liberi di poter scegliere dove vivere e lavorare senza l'obbligo di "emigrare".

Un tempo si partiva

la foto sopra al petto,

valigia di cartone,

l'orgoglio stretto ai denti.

Le suole consumate

sui passi della vita

in cerca di lavoro

tra fabbriche e miniere.

Le mani eran callose,

ferite dentro al ferro,

già sporche d'olio e grasso
e dure per il freddo.

Nel cuor il lor paese,
dormivano per terra,

dove persino il sole

parlava lingua ignota.

Ogni ora di lavoro

valeva un po' di pane,

spedito da lontano

a chi restava a casa.

Volevano sfuggire

alla miseria antica,

al giogo della fame

che spezza ogni speranza.

La volontà dei forti

tracciò le nuove strade

creò dei grandi centri,

con ponti e grattacieli.

Con quelle mani nere

di ferro e di carbone

donarono ai lor figli

la libertà di scelta:

ossia poter sognare,

restare oppure andare,

trovare nuove strade,

ma non per "emigrare".


 


 

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